18 all’esame

Ho preso 18 a un esame. Mio padre mi sta distruggendo. Non sono uno studente esemplare. Non sono uno spor6vo eccellente. Non ho talen6 speciali. Non ho mai vinto nessuna medaglia. Ma a me sta bene così. Sono uno che a differenza di mol6 gli esami se li dà a ogni sessione. Sono uno che non ha paura di lavorare. Non pippo, non mi drogo, bevo il giusto. Faccio quello che posso sempre. E non voglio farmi rovinare il mood da quel caz* moscio di mio padre che nella vita pensa solo a oFenere il massimo o niente. Dicono che la mia generazione è una generazione di idio6. Forse sembriamo idio6 solo perché voi non ci capite, solo perché per la prima volta abbiamo il coraggio di dire ai nostri genitori che no, non ce ne frega un caz** della vostra cultura tossica di essere sempre i primi e non importa a che prezzo. Ruba, frega il prossimo, sii arrogante, rovina tuFo, l’importante è avere tuFo, l’importante è essere il primo. Mio padre mi sta distruggendo la vita. Ma c’è una cosa che non sa di me e che lo ha lasciato senza parole.

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Un nostro fan ha deciso di condividere con noi un momento molto difficile che sta vivendo, legato al rapporto con suo padre e alla pressione costante legata al rendimento scolastico e alla ricerca della perfezione. Ci racconta di aver preso 18 a un esame universitario, un voto che per molti può rappresentare comunque un traguardo, ma che per lui è diventato il punto di partenza di un duro attacco verbale da parte del genitore.

Il nostro follower ammette senza problemi di non essere uno studente modello, né un atleta eccellente. Dice di non avere talenti particolari o medaglie da esibire, ma afferma con orgoglio che per lui va bene così. Sottolinea come, a differenza di molti, lui gli esami li sostiene a ogni sessione, non si tira indietro, non si rifugia in scuse. Non fa uso di droghe, non abusa dell’alcol e, soprattutto, lavora sodo. Si impegna, si alza ogni giorno e cerca di fare la sua parte nel mondo.

Tutto questo, però, sembra non essere sufficiente per il padre, che, secondo il racconto, continua a umiliarlo e a demolirlo psicologicamente in nome di una visione del successo che non ammette mezze misure: o il massimo, o niente. Una cultura della performance che il nostro fan definisce tossica, dove per arrivare primi vale tutto, anche calpestare gli altri o perdere sé stessi.

Ci tiene a dire con forza che questa logica non gli appartiene. E che forse la sua generazione non è davvero fatta di “idioti”, come spesso viene definita, ma semplicemente di giovani che iniziano ad avere il coraggio di rispondere, di rifiutare modelli che non sentono propri, e di difendere la propria dignità anche quando tutto intorno sembra chiedere l’opposto.

Il nostro fan conclude il suo messaggio lasciando intendere che c’è qualcosa che suo padre ignora, qualcosa che gli ha fatto cambiare espressione. Di cosa si tratti, lo rivela nella conversazione che ha voluto allegare, convinto che quelle parole siano in grado di spiegare meglio di qualsiasi altra cosa cosa significhi, oggi, vivere sotto il peso delle aspettative.

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