I 5 motivi per cui l’Italia può farcela

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Dopo settimane di attesa, polemiche, amichevoli, polemiche, chiacchiere da bar, polemiche, canonici litri di inchiostro spesi in premonizioni, improbabili pronostici e ancora polemiche, questa sera finalmente debutterà agli Europei di Francia quella che probabilmente può essere considerata la nazionale azzurra più discussa, ma anche la più ignorante di sempre.

 

Diciamocelo: quando si tratta di screditare e creare aloni di pessimismo che Leopardi levati te e Silvia che tanto non te la darà mai, noi italiani siamo veramente imbattibili. Se a questo aggiungiamo la combo “La nazionale astoggiro™ è davvero un’incognita + veniamo da un mondiale che ci ha visti uscire come manco un tronista rifiutato dopo l’esterna”, ecco che il piatto è servito, insieme alla dose di memorabilità che almeno si porta come contorno.

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In queste ore di attesa tutti si chiedono se giocherà titolare Immobile o Eder, mentre chi segue il calcio solo in occasioni come queste starà pensando che “Immobile o Eder” sia il nome di un’agenzia di affitto appartamenti foggiana. Soprattutto per queste persone abbiamo deciso di raggruppare in questo lido marcio i 5 motivi per cui, secondo noi, a discapito di tutte le malelingue disfattiste che si sono accumulate nel marasma classico che precedono il debutto degli azzurri, questa volta vale davvero la pena sperare e pensare che la si possa sfangare:

1) L’Italia, storicamente, dà il meglio quando la situazione non è favorevole:

Frase che sta diventando ormai un luogo più comune del “nulla disseta come l’acqua” o “i neri hanno la musica nel sangue”, questa frase è attualmente il talismano di chi davvero vuole credere nell’impresa. A supportare questa tesi, c’è come esempio lampante l’ultimo mondiale vinto, quello del 2006: una rosa che veniva dal massacro mediatico della vicenda calciopoli, con un morale che rasentava quello di chi scopre troppo tardi che la tipa che ha tacchineggiato tutta la sera tra le luci soffuse del locale marcio, in realtà, si chiama Ramona solo dalle 22:00 in poi. La nazionale sembra saper dare il meglio proprio quando ha tutto e tutti contro, e questa volta è quanto mai così.

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2) Esordiamo con un avversario ostico, che è quello che ci serve:

Come uno schiaffo sulla carotide che ti arriva nel freddo della notte, per svegliarti dopo che hai esagerato con la grappa marcia della sagra dello stinco di porco montano, questa volta la nazionale ha la fortuna/alibi di esordire contro una formazione, quella del Belgio, che sulla carta è tra le pretendenti al titolo. Mister Conte ha deciso di sottoporre i nostri ad un ritiro serratissimo (a porte chiuse appunto), oltre che a delle sedute di supervisione avversari in sala proiezioni che manco il direttore di Fantozzi con La corazzata Potëmkin. Tuttavia, quando hai in rosa gente come Zaza, Immobile, Pellè o Insigne, cioè i classici studenti modello che a scuola passavano le ore a perfezionare la sacra arte di colpire i compagni con le palline di carta inumidita di saliva tramite l’ausilio di cerbottane ricavate dalle penne, questa full immersion didattica riteniamo possa non essere così determinante. Piuttosto, siamo sicuri che il fatto di esordire contro un avversario così quotato possa servire ai nostri come ottimo appiglio per dare il massimo sapendo di partire per sfavoriti, oltre che eventualmente con un alibi nel caso non dovesse andare benissimo. Insomma, partiamo sfavoriti, quindi non abbiamo nulla da perdere!

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3) Non ci sarà Montolivo

Non fraintendiamoci, non siamo così superficiali da pensare che tutto sarebbe potuto dipendere o meno dalla presenza di Rick “slow motion” Mortovivo, anzi, permetteteci di sostenere che per noi memorabili viene a mancare, con la sua assenza forzata, una massiccia dose di memorabilità che già si è palesata non appena è stata annunciata la sua esclusione dai 23 convocati e che sicuramente sarebbe continuata ad europeo in corso.

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L’assenza del milanista, tuttavia, ha se non altro spianato la strada a quello che è potuto succedere come diretta conseguenza. No, non stiamo parlando della presenza di Sturaro, ma del fatto che…

4) Il 10 è di Thiago Motta, ma potrebbe essere tutta una tattica sovversiva:

Sì sì, lo sappiamo cosa stai per digitare con le tue ditina unte, se sei un vero esteta del calcio senza un minimo di ironia, stai per dirci che Thiago Motta è in realtà l’azzurro che ha più esperienza internazionale, nonché colui che vanta nel suo palmares una Champions League e svariati altri titoli.

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Ma noi siamo memorabili, siamo poco studiati e soprattutto ci piace credere che in realtà questa scelta sia tutta una tattica memorabile per distrarre gli avversari, come ci spiega questo commentatore memorabile:

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5) Mancheranno le prime donne, la rosa è composta più che mai da giocatori di sostanza, coadiuvati da un allenatore che se non corri ti apre male:

Questa volta i vari Balotelli, Cassano e via dicendo non ci sono, perché ci hanno messo del loro per non essere convocati. Mai come adesso ci presentiamo ad una competizione avendo in rosa giocatori per forza di cose non talentuosi come furono i vari Baggio o Del Piero, ma con uomini di dedizione e disposti a dare tutto fino all’ultimo, coordinati da un allenatore che sa esattamente come farti versare l’ultima goccia di sudore, uno che è stato (e sarà, quasi certamente) criticato per aver lasciato a casa gente come Pavoletti e Jorginho, che ha dovuto forzatamente fare a meno di assenze pesanti come quella di Marchisio o di Verratti e che si porta addosso il pesante fardello di un futuro certo e lontano dall’Italia che ricorda troppo l’esilio Prandelliano in terra Turca dopo la disfatta brasiliana del 2014.

[foto di Melissa Satta con un bodypaint azzurro che c’entra poco, giusto per spezzare il ritmo]

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Al contempo, Conte è anche uno che ha già dimostrato di saper tiare fuori il meglio da chiunque, compiendo la coraggiosa scelta di selezionare i suoi uomini non tanto per le capacità tecniche condite da genio e sregolatezza, ma per caratteristiche che si votano più al saper dare tutto per la maglia e non farsi problemi a tirare una randellata quando ce n’è bisogno.

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Insomma, vada come vada, sappiamo che il vero Memorabile non si risparmierà dal tifare una nazionale che, ne siamo sicuri, saprà in ogni caso stupire anche questa volta, sperando che non si affacci alle porte di un europeo guardando l’uscita come un cane antidroga quando vede un rastafariano in stazione. Per il resto, lasciateci ribadire, con la più canonica delle frasi fatte, che alla fine il calcio è solo un gioco e nella vita ciò che importa è ben altro. Tipo primeggiare nelle gare di rutti indoor, o bestemmiare perché la telecronaca della Rai è peggio di un san Valentino con Pistorius.


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