A che età i bambini iniziano a dire le bugie? La risposta ti sorprenderà

Altro che innocenza: il cervello dei neonati sa già “giocare sporco”

 

C’è chi giura di aver scoperto il biscotto sparito e chi indica con sicurezza il fratello come colpevole. Ma la vera sorpresa è un’altra: secondo uno studio pubblicato su Cognitive Development, i bambini iniziano a mostrare forme rudimentali di inganno già intorno ai 10 mesi.

Non si tratta di bugie elaborate, ma di piccoli stratagemmi: fingere di non sentire il proprio nome, nascondere un oggetto o evitare uno sguardo. Comportamenti semplici, ma tutt’altro che casuali. Dietro questi gesti si nasconde infatti un primo passo verso una capacità molto più complessa.

Dall’istinto alla strategia: come evolve l’inganno

La ricerca, basata sulle risposte di 750 genitori provenienti da Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Canada, suggerisce che queste abilità compaiono persino prima, in alcuni casi già a otto mesi. Tuttavia, gli stessi autori invitano alla prudenza: si tratta di osservazioni indirette, non di test sperimentali.

Con il passare del tempo, però, il quadro si fa più chiaro. A circa due anni, i bambini iniziano a mentire in modo più evidente, utilizzando gesti e parole semplici come un deciso “no”. Intorno ai tre anni, invece, l’inganno si trasforma: emergono narrazioni inventate, esagerazioni e vere e proprie costruzioni immaginarie.

Intelligenza sociale: il vero motivo dietro le bugie

L’aspetto più interessante non è tanto il “cosa” ma il “perché”. Mentire richiede una capacità fondamentale: comprendere che gli altri hanno pensieri, conoscenze e aspettative diverse dalle proprie. È ciò che gli psicologi chiamano teoria della mente, una competenza cruciale per la vita sociale.

In questo senso, le bugie infantili non sono un segnale negativo, ma il riflesso di uno sviluppo cognitivo attivo. Il bambino non sta semplicemente “imbrogliando”: sta sperimentando come influenzare il comportamento altrui.

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Piccoli inganni, grandi significati

Questi primi tentativi di inganno ricordano, in forma molto più semplice, comportamenti osservati anche nel mondo animale. Il caso dello scimpanzé Santino, capace di nascondere pietre per sorprendere i visitatori, dimostra che l’inganno è una strategia evolutiva diffusa. Nel caso umano, però, assume un valore ancora più profondo: è un tassello nello sviluppo della comunicazione e delle relazioni. In altre parole, quando un bambino mente per la prima volta, non sta solo evitando una ramanzina. Sta imparando, passo dopo passo, come funziona la mente degli altri.

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