Io non ci riesco più ad aspettare così, passivamente senza sapere niente. Una settimana è passata da questa discussione che vi mando ma a me mi pare un secolo. Non riesco a dormire, non ho fame. Ho solo delle crisi di pianto e la tentazione di prendere il telefono e chiamarla, ma poi mi mangio le mani al pensiero che posso rovinare tutto. Ero pure andato alla stazione per vederla direttamente a casa ma alla fine non ho fatto il biglietto. Scusate, così non capite niente, ma sono davvero incasinato. Mi servono consigli e non da chi si vuole lavare le mani. Io a lei la amo veramente, ero l’uomo più felice del mondo quando ci siamo fatti fidanzati e quando ha deciso di raggiungermi dove abito e dove lavoro. E adesso tutto rischia di finire per un rotolo di carta igienica. Lei è la creature più dolce e indifesa della terra, ha passato anni terribili, ha bisogno di me. Non è una pazza isterica che trova scuse. Mi ama, lo so. Perché ancora non torna? Perché non mi chiama? Che devo fare?
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Il nostro fan ha deciso di condividere uno stato emotivo di profonda sofferenza, maturato nei giorni successivi a una discussione avuta con la sua compagna. È passata una settimana da quell’episodio, ma per lui il tempo sembra essersi dilatato in modo insopportabile. Racconta di vivere l’attesa come qualcosa di logorante, fatto di silenzi, incertezze e pensieri continui.
Descrive notti insonni, mancanza di appetito e frequenti crisi di pianto. La tentazione di prendere il telefono e chiamarla è costante, ma viene sempre frenata dalla paura di peggiorare ulteriormente la situazione. Ogni impulso viene bloccato dal timore di rovinare definitivamente un equilibrio già fragile. Questo conflitto interno lo accompagna in ogni momento della giornata.
Il nostro amico racconta anche di aver pensato a un gesto più concreto: andare alla stazione e raggiungerla direttamente a casa. Si è spinto fino a lì, ma alla fine non ha comprato il biglietto. Un’azione rimasta sospesa, simbolo della confusione e dell’indecisione che lo attraversano. Lui stesso ammette di sentirsi “incasinato”, incapace di mettere ordine nei pensieri e nelle emozioni.
Nel suo racconto emerge con forza il sentimento che prova per lei. Dice di amarla profondamente e di essersi sentito l’uomo più felice del mondo quando si sono fidanzati. Un momento che ricorda come uno dei più belli della sua vita, così come la scelta di lei di raggiungerlo nel luogo in cui vive e lavora. Un progetto condiviso che ora sente vacillare.
La paura più grande del nostro fan è che tutto possa finire per un motivo che lui percepisce come banale e assurdo: una discussione nata attorno a un semplice rotolo di carta igienica. Un dettaglio minimo, che però ha innescato una frattura enorme. Questo contrasto tra la causa apparente e le conseguenze lo lascia disorientato e incredulo.
Nel descrivere la sua compagna, il nostro amico usa parole molto forti: la definisce una creatura dolce e indifesa, una persona che ha attraversato anni difficili e che, secondo lui, ha bisogno di sostegno e presenza. Sottolinea di non vederla come una persona instabile o in cerca di pretesti, ma come qualcuno che ama sinceramente.
Il silenzio di lei, però, lo tormenta. Si chiede perché non torni, perché non lo chiami, perché questa distanza continui. La sua testimonianza è il ritratto di un’attesa carica di angoscia, in cui l’amore, la paura di perdere e il senso di impotenza convivono senza trovare una via d’uscita.
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