ArtActivistBarbie: l’attivista che si batte per il sessismo nell’arte a colpi di bambole

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ArtActivistBarbie: l’attivista che si batte per il sessismo nell’arte a colpi di bambole

| 27/06/2020
ArtActivistBarbie: l’attivista che si batte per il sessismo nell’arte a colpi di bambole

C’è una piccola attivista in città: è ArtActivistBarbie, la bambola femminista che si batte a colpi di cartelli contro il sessismo delle istituzioni museali.

  • “Rifiuta di essere la musa!”: ArtActivistBarbie è la femminista di plastica che si batte per il ruolo della donna nell’arte e nella società
  • Dietro di lei vi è la docente Sarah Williamson, desiderosa di far comprendere il modo in cui la donna viene rappresentata dentro le istituzioni museali
  • Orde di Barbie con minuscoli cartelli, dalla Huddersfield Art Gallery e poi in altre gallerie e musei del Regno Unito
  • Perché giudicare un libro dalla copertina? Per la dottoressa Williamson è importante andare oltre, svelando diseguaglianza e privilegi maschili
  • Un profilo Twitter seguitissimo, soprattutto durante il lockdown, per mantenere viva la protesta nonostante la pandemia

Lo sapevate che presso la National Gallery di Londra vi sono 2.300 opere di uomini e solamente 21 di donne? Esatto, neppure noi. Ma a saperlo bene invece è ArtActivistBarbie, l’icona per grandi e piccine che da bambola bionda si reinventa attivista per le politiche di genere nella società dei musei. I turisti in visita nel Regno Unito pare abbiano notato con piacevole interesse questa piccola attivista, determinata a far venire a galla il modo distorto in cui vengono rappresentate le donne nell’arte, davanti e dietro la tela.

Alla base delle gambe della piccola Barbie troviamo Sarah Williamson, docente di educazione e sviluppo professionale presso l’Università di Huddersfield, in Inghilterra. La sua volontà, un paio d’anni fa, era quella di riuscire a far avvicinare i propri studenti a tematiche di genere ed idee femministe, soprattutto per ciò che riguarda il mondo dell’arte. Ha rispolverato un nutrito gruppetto di Barbie, tutte con indosso abiti originali degli anni Settanta, e le ha distribuite agli studenti, insieme a piccoli cartelli. Sarebbe riuscita Barbie a portare a compimento una resistenza creativa e partecipata? A quanto pare, sì.

“Piccoli cartelli, grandi domande, guardaroba favoloso”, scrivono di ArtActivistBarbie sul Guardian.

I musei britannici, definiti dalla Williamson dei “palazzi patriarcali della pittura”, hanno ospitato orde di Barbie, detentrici di cartelli come “rifiuta di essere la musa!”, “pornografia vittoriana” o “competizione di maglietta bagnata preraffaellita”. “Mi sono resa conto di aver costruito qualcosa in grado di attirare l’attenzione di tutti e catalizzare conversazioni su come le donne sono ritratte e rappresentate non solo in arte, ma nella società in generale, ha spiegato la dottoressa Williamson. E dove non può giungere Barbie a causa dei musei chiusi per via della pandemia, pare arrivare il profilo Twitter di ArtActivistBarbie. Un grande successo web, seguito da persone normali, critici d’arte e celebrità.

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La possibilità che la società inizi a giudicare un libro non dalla sua copertina, bensì da cosa contenga, sembra essere alla base del messaggio femminista della Williamson, che cerca di veicolare i propri obbiettivi in maniera giocosa e alla portata di tutti. “ArtActivistBarbie cerca di rivelare la disuguaglianza e le strutture del potere dei privilegi maschili”, afferma la Williamson. “Suppongo che possa funzionare come un catalizzatore, aiutando le persone a vedere le cose con un po’ più di coscienza, in modo che le persone provino a guardare con occhi nuovi”. Potete seguire Sarah Williamson sul profilo Twitter BarbieReports.

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