Attacchi di squali: dati alla mano, siamo più al sicuro di quanto pensiamo

La verità sugli attacchi di squali che nessun film ti dirà mai

 

Ogni estate si ripresenta la stessa domanda: è sicuro fare il bagno in mare? E puntuali come una medusa sotto l’asciugamano arrivano notizie di attacchi di squali. Tre incidenti recenti negli Stati Uniti – due in South Carolina e uno in Florida – hanno riacceso le paure. Ma la scienza ci dice che, numeri alla mano, temere gli squali è spesso frutto di un equivoco collettivo.

Secondo Gregory Skomal, uno dei massimi esperti al mondo, il timore degli squali non è nato con “Lo squalo” di Spielberg, ma è stato semplicemente ingrandito su uno schermo da 15 metri. La paura, in realtà, era già nei giornali del secolo scorso e nei documentari d’avventura di Cousteau. Solo che il cinema ci ha messo il carico da novanta.

Perché gli squali attaccano davvero

Il numero di attacchi registrati nel 2024 è stato il più basso da trent’anni: 47 morsi non provocati su scala globale. In compenso, più di un miliardo di persone hanno fatto il bagno in mare. Le probabilità di essere morsi? Circa 1 su 4,3 milioni negli USA. Meglio non pensarci troppo quando si prende in mano un tostapane.

La spiegazione più semplice è anche la più logica: gli squali non vanno in cerca di esseri umani, ma di pesci. Se i pesci-esca si avvicinano alla riva, gli squali li seguono. E in quel momento, se una gamba entra in campo visivo, può esserci confusione. In acque torbide e poco profonde, il morso può arrivare. Ma non per cattiveria: solo per sbaglio.

Squali e umani: convivenza possibile (ma con regole chiare)

Gli attacchi si dividono in due categorie: provocati e non provocati. I primi riguardano pescatori, sub o turisti che interagiscono direttamente con lo squalo, magari per scattare una foto o recuperare una lenza. I secondi invece avvengono in contesti più casuali, come il classico bagno domenicale.

Le aree a maggior rischio sono sempre le stesse: Florida, Australia, Sudafrica, Hawaii e Brasile. Ma anche qui, il confronto è impietoso. Prendiamo New Smyrna Beach, considerata la capitale mondiale dei morsi di squalo: oltre 300 attacchi in più di un secolo, a fronte di milioni di sessioni di surf. Un dato che suona quasi rassicurante.

Prevenzione e buon senso: come ridurre il rischio

Il modo migliore per ridurre il rischio di attacchi di squali è fare attenzione, non farsi prendere dal panico. Alcuni accorgimenti semplici fanno la differenza: evitare bagni all’alba o al tramonto, non entrare in acque torbide o vicino a banchi di pesci, non indossare gioielli scintillanti e nuotare in compagnia.

In alcune località come Cape Cod, si sono introdotti strumenti di primo soccorso accanto alle torrette dei bagnini: kit emostatici e torniquet che, se usati tempestivamente, possono salvare una vita. È la dimostrazione che il problema non è tanto la distanza dalla costa, ma la rapidità della risposta.

Gli squali in crisi: chi è davvero il predatore?

Nel frattempo, mentre ci preoccupiamo per un morso ipotetico, siamo noi a mettere a rischio gli squali. Ogni anno l’uomo ne uccide circa 100 milioni: per le pinne, per errore o per sovrapesca. Alcune specie hanno subito cali del 70% e oggi rischiano l’estinzione. Eppure, sono fondamentali per l’equilibrio degli oceani.

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Siamo abituati a pensare agli squali come minacce, ma in realtà siamo noi il pericolo più grande. Loro nuotavano nei mari 400 milioni di anni fa, quando ancora non esistevano neppure gli alberi. Forse è il caso di ridimensionare il mito e iniziare a rispettarli davvero. Meglio togliersi l’orologio, lasciare i gioielli a casa e farsi un bel bagno. Gli squali ci sono, certo. Ma anche loro hanno diritto a un po’ di mare.

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