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Negli ultimi quindici anni l’uso di schermi e media digitali è cresciuto in modo vertiginoso, e insieme a questo aumento gli esperti hanno notato più diagnosi di ADHD nei bambini e negli adolescenti. Questo disturbo dello sviluppo neuropsichico è caratterizzato da iperattività, impulsività e difficoltà di concentrazione, e di solito si manifesta prima dei sette anni. I bambini che ne soffrono fanno fatica a portare a termine attività che richiedono attenzione, sembrano non ascoltare, si muovono di continuo e si distraggono con estrema facilità.
Secondo l’American Psychiatric Association, l’ADHD è una condizione persistente di disattenzione e iperattività più intensa rispetto a quella dei coetanei. Questo può portare a problemi di apprendimento e a conseguenze emotive, soprattutto quando il bambino resta indietro rispetto alla classe. In questo contesto, l’esplosione dei social network ha attirato l’attenzione dei ricercatori, che hanno deciso di verificare se esisteva un legame diretto.
Il Karolinska Institutet ha seguito 8.324 bambini statunitensi di età compresa tra 9 e 10 anni per quattro anni. Ai bambini è stato chiesto quanto tempo passavano su social media, tv e videogiochi, mentre i genitori valutavano attenzione e iperattività. I risultati hanno mostrato che solo l’uso delle piattaforme come Instagram, TikTok, Snapchat, Facebook o Messenger era associato a un aumento graduale dei sintomi di disattenzione. Televisione e videogiochi, invece, non mostravano la stessa relazione.
Secondo il ricercatore Torkel Klingberg, il motivo è che i social sono costruiti attorno a notifiche e messaggi continui, e persino l’attesa di un avviso può diventare una distrazione mentale. Questo effetto non dipendeva dal contesto socioeconomico né da una predisposizione genetica all’ADHD. Inoltre, i bambini già disattenti non aumentavano l’uso dei social, il che indica che è l’abitudine digitale a favorire i sintomi, non il contrario.
Lo studio non ha rilevato un aumento di iperattività o impulsività, ma a livello di popolazione il calo di concentrazione potrebbe essere significativo. In media, il tempo sui social passava da 30 minuti al giorno a 9 anni a 2,5 ore a 13 anni, nonostante molte piattaforme fissino l’età minima proprio a 13 anni.
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Una ricerca globale in 40 Paesi ha mostrato che ricevere il primo smartphone prima dei 13 anni è associato a tassi più alti di ansia, pensieri suicidi, bassa autostima, aggressività e disturbi dell’umore tra i giovani adulti. Per questo i ricercatori auspicano che genitori e decisori politici usino questi dati per promuovere un consumo digitale più sano. Il team continuerà a seguire i ragazzi dopo i 14 anni per capire se la correlazione resterà valida anche in seguito.
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