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Altro che Formula 1 o maratone: in Ungheria, ogni anno, si tiene il Campionato Internazionale di Scavo delle Tombe, dove le pale sostituiscono i trofei e il sudore vale più delle medaglie. Dalla prima edizione del 2016, questa singolare gara organizzata dall’Associazione Ungherese dei Gestori di Cimiteri (MTFE) riunisce i migliori becchini del pianeta per una sfida che è tanto fisica quanto simbolica.
Ogni coppia di concorrenti ha due ore di tempo per scavare una fossa perfetta: 2 metri di lunghezza, 80 centimetri di larghezza e 1,6 di profondità. Ma non basta: la terra, circa 2,5 tonnellate, deve poi essere rimessa dentro con cura chirurgica, creando un tumulo ordinato. Giuria e pubblico valutano velocità, estetica e precisione, in un mix di fatica e disciplina che ricorda più un’arte che un mestiere.
Nell’edizione 2025, tenutasi il 6 settembre, il titolo mondiale è andato ancora una volta alla squadra ungherese Parakletosz Nonprofit Kft. László Kiss e Robert Nagy hanno difeso il titolo dell’anno precedente completando l’impresa in 1 ora, 33 minuti e 20 secondi. Nessun allenamento segreto, solo “routine da lavoro”, come hanno dichiarato, segno che la vera forma fisica si costruisce con la pala in mano, non in palestra. Meno fortunata la squadra russa del Crematorio di Novosibirsk, che ha chiuso la classifica lamentando temperature proibitive. In fondo, anche l’inferno ha le sue prove tecniche.
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Dietro l’ironia e la competizione, la manifestazione ha un messaggio serio: restituire valore e dignità a una professione spesso sottovalutata. Il lavoro del becchino richiede non solo forza, ma anche precisione, rispetto e una certa solidità mentale. Il campionato diventa così un modo per celebrare una figura essenziale ma invisibile, ricordando che anche sotto terra c’è spazio per l’eccellenza. E che, in fondo, non tutte le gare finiscono in gloria: alcune… semplicemente più in profondità.
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