Fonte: Pexels
Un blogger cinese di Guangdong ha recentemente attirato l’attenzione dei social sostenendo di aver raffinato 191,73 grammi di oro da schede SIM e altri componenti elettronici, per un valore stimato di circa 120.000 yuan (17.000 dollari). Nel video condiviso, il protagonista mostra un processo che coinvolge dissoluzione con acidi forti ed elettrolisi, ribattezzato ironicamente “chip alchemy”.
Il video ha generato reazioni entusiaste e incredulità: alcuni utenti hanno chiesto di diventare apprendisti, mentre altri si sono meravigliati della possibilità di estrarre oro dalle SIM. La viralità ha fatto crescere l’attenzione sul tema del riciclo dei materiali elettronici e sul loro valore potenziale.
Gli esperti hanno subito precisato che il contenuto reale di oro nelle schede SIM è estremamente basso. Nonostante il video affermi che ogni SIM contenga 0,02 grammi di oro, la quantità reale è di circa 0,47 milligrammi per scheda, il che significa che servirebbero quasi 400.000 SIM card per raggiungere 191 grammi di oro.
A seguito della discussione online, il blogger ha chiarito che non si trattava di schede SIM comuni, ma di chip e componenti elettronici placcati in oro raccolti dal settore delle telecomunicazioni, inseriti in un processo di riciclo industriale di metalli preziosi. Lo scopo del video era dimostrare il valore del riciclo e non proporre un metodo casalingo per diventare ricchi.
Gli esperti avvertono che la procedura mostrata implica l’uso di sostanze chimiche altamente corrosive e potenzialmente pericolose per la salute e l’ambiente. Tentare di replicare il processo senza competenze e attrezzature adeguate potrebbe causare gravi incidenti o inquinamento.
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Il caso ha messo in luce la curiosità del pubblico verso l’economia dei materiali elettronici e il fascino delle storie virali, ma anche il rischio di interpretare superficialmente contenuti scientifici complessi. In sostanza, il fenomeno del “SIM alchemy” resta più spettacolo social che realtà pratica.
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