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Le cascate del Niagara sono famose in tutto il mondo per lo spettacolare salto dell’acqua che richiama ogni anno migliaia di turisti. Le acque vorticose delle cascate sono state in passato lo scenario di memorabili imprese.
Nel 1911 l’inglese Bobby Leach si lanciò dalle cascate all’interno di una botte rinforzata. L’uomo passò alla storia per la folle iniziativa ma non fu il primo ad affrontare i 52 metri del salto dell’acqua. Prima di lui, nel 1901, si era lanciata una donna, Annie Taylor, uscendone senza troppe conseguenze fisiche ma venendo quasi subito dimenticata dall’opinione pubblica nonostante il grande coraggio.
L’impresa di Bobby Leach ebbe invece grande risonanza mediatica. L’uomo nel 1906, attirò l’attenzione lanciandosi con il paracadute nel fiume Niagara dopo essersi gettato dall’Upper Steel Arch Bridge, situato vicino all’attuale Rainbow Bridge. Il suo obiettivo principale era diventare il secondo individuo, e il primo uomo, a superare le cascate in un barile. Dopo un periodo di preparazione piuttosto lungo e una grande pubblicità fatta alla sua iniziativa, il 25 luglio 1911, all’età di 54 anni, Leach era pronto per la sfida.
Utilizzando un barile cilindrico in acciaio con ammortizzatori in legno alle estremità e assicurato da un’imbracatura, fu lasciato alla deriva all’imbocco del Chippawa Creek alle 14:55. L’evento attirò una grande folla a Table Rock e lungo le rive della gola. Tutti erano ansiosi di assistere all’impresa.
Durante la discesa, il barile colpì una grande roccia di fronte alla Toronto Power House, causando la rottura del paraurti anteriore e provocando a Leach una profonda ferita alla fronte. Nonostante l’impatto, il barile continuò la sua corsa verso le Horseshoe Falls, superando il bordo centrale alle 15:13. Dopo il salto nella cascata, il barile rimase intrappolato in un vortice vicino all’Ontario Power Plant, roteando per circa 20 minuti, finché Fred Bender, un impiegato della Ontario Power Co., si buttò in acqua (legato ad una corda per rimanere ancorato alla riva) e riuscì a raggiungere il barile per portarlo a riva con l’aiuto dei suoi colleghi.
Le cronache dell’epoca sono contrastanti sulle condizioni di Leach dopo il salto: alcune fonti riportano che se la cavò con una ferita alla fronte, qualche taglio e contusione, mentre altre sostengono che riportò numerose fratture che lo costrinsero diversi mesi in ospedale. L’impresa gli regalò comunque grande fama e l’uomo negli anni successivi poté vivere di rendita girando il mondo e raccontando la sua avventura.
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Ironia della sorte, 15 anni dopo la sua famosa impresa, mentre camminava per una strada ad Auckland, in Nuova Zelanda, scivolò su una buccia d’arancia, cadde e si ruppe una gamba. L’infezione risultante rese necessaria l’amputazione dell’arto, ma durante l’intervento Leach morì. L’uomo sopravvissuto al salto in una cascata da brivido, era morto per una comune caduta.
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