Com’era essere un boia nel Medioevo?

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Com’era essere un boia nel Medioevo?

| 01/12/2019
Com’era essere un boia nel Medioevo?

La testimonianza in un diario

Avete presente il boia che abbiamo visto in film e immagini, fiero e con un’ascia in mano, pronto a giustiziare il condannato a morte? Ecco, dimenticatela perché sembra che non fosse proprio così, almeno stando a quanto ha raccontato in un diario Frantz Schmidt, un autentico boia.

L’uomo, vissuto nel sedicesimo secolo, ha deciso di raccontare tutta la sua carriera in una serie di diari giunti fino a noi. Il primo episodio della sua vita descritto in questi diari risale al 1573, quando il diciannovenne Frantz raccontò di aver giustiziato un cane, tagliandogli la testa con una spada. Il cane non era un condannato a morte, ma si trattava di una sorta di allenamento al lavoro vero e proprio.

Prima di passare al lavoro di boia effettivo, sembra che i ragazzi indirizzati a questo lavoro si allenassero prima con delle zucche, per poi passare ad animali vivi, come appunto il cane. Ma i diari del boia non raccontano solo i momenti più crudi delle esecuzioni, ma anche cosa significasse davvero svolgere quel lavoro.

boia

Fonte: Pixabay

Dai diari emerge la figura di un uomo, capace di provare anche empatia per le sue vittime. Le persone che venivano giustiziate dovevano essere da esempio per chi assisteva alle esecuzioni e di conseguenza l’esecuzione doveva essere il più spettacolare possibile.

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