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Chi avrebbe mai pensato che il pezzo più prezioso di una mucca non fosse la carne o il latte, ma un minuscolo calcolo nella cistifellea? In Cina e Hong Kong, i calcoli biliari bovini sono oggi più ricercati dell’oro. Utilizzati nella medicina tradizionale, soprattutto nel rimedio Angong Niuhuang Wan, servono per trattare condizioni neurologiche gravi come ictus, comandi febbrili e alterazioni della coscienza.
Il prezzo è sbalorditivo: nel 2025, un’oncia di calcoli ha raggiunto i 5.800 dollari, superando il doppio dell’oro. Questo dato evidenzia quanto la domanda asiatica stia trasformando un sottoprodotto animale in un vero e proprio bene di lusso.
La difficoltà principale? La scarsità dei calcoli. Solo le mucche più anziane sviluppano calcoli biliari, mentre la maggior parte degli allevamenti macella animali giovani per motivi di efficienza. Ne nasce un mercato nero fiorente, con furti a mano armata nelle fattorie brasiliane e contrabbando da parte di addetti ai macelli. In certe zone, il valore dei calcoli supera quello dell’intero bovino.
Per contenere i prezzi, alcuni laboratori cinesi hanno sviluppato calcoli sintetici, capaci di riprodurre alcune proprietà neuroprotettive ed epatoprotettive di quelli naturali. Non sostituiscono ancora gli originali, ma limitano l’impennata dei prezzi.
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Sorprendentemente, la domanda si estende anche ai calcoli biliari umani, venduti online fino a oltre 1.200 dollari l’uno in base a dimensioni e caratteristiche. Ciò che un tempo era considerato un rifiuto del corpo è ora un bene prezioso, più ambito dell’oro, con un mercato che combina tradizione millenaria, medicina e dinamiche moderne.
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