Il caldo ci toglie il sonno: perdiamo fino a 56 ore in un anno

Il bilancio globale delle notti insonni e il confronto statistico con i dati degli anni Settanta

 

Dormire bene è diventato un lusso ecologico che l’aumento delle temperature globali sta progressivamente erodendo a tutte le latitudini. Secondo una ricerca scientifica intitolata “Climate Change is Costing People Sleep” e curata dall’istituto indipendente Climate Central, l’umanità perde quasi 56 ore di sonno all’anno. Lo studio ha preso in esame i profili termici di 1.338 città nel mondo tra il 2020 e il 2025, paragonandoli con un modello teorico privo di inquinamento antropico. Questa mole di dati ha dimostrato che poco più del 10% di questa insonnia forzata è una conseguenza diretta del surriscaldamento globale generato dall’uomo, che equivale a sottrarre circa una notte intera di riposo ogni dodici mesi.

Il confronto con il passato evidenzia come la situazione sia peggiorata in modo drastico nel corso degli ultimi decenni per la popolazione urbana. Nei primi anni Settanta gli abitanti delle metropoli perdevano circa 46 ore di sonno per la canicola, una cifra salita a 50 ore medie negli anni 2020. L’analisi statistica rivela che la quota imputabile al mutamento del clima è almeno raddoppiata in 1.335 città su 1.338 rispetto al periodo storico 1970-1975. In ben 840 di questi centri urbani il dato risulta addirittura triplicato, confermando che l’interferenza termica sul meccanismo di raffreddamento corporeo è un fenomeno in rapida e costante accelerazione.

L’impatto record sulle città italiane e le conseguenze sulla salute per la carenza di condizionatori

Il panorama meteorologico della penisola italiana si attesta su livelli di criticità decisamente superiori rispetto alle medie registrate nel resto del mondo. Nel corso del 2025 il territorio nazionale ha dovuto fare i conti con ben cinquanta notti tropicali in più rispetto alla serie storica del Paese, stabilendo un primato negativo nel contesto europeo. Questa tendenza al surriscaldamento si riflette direttamente sulla qualità della vita all’interno delle principali aree urbane italiane. A Milano, per esempio, il 20% delle 35 ore di sonno perse annualmente per l’afa è causato in modo diretto dal cambiamento climatico, una percentuale doppia se confrontata con il parametro di riferimento globale.

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La mappa del disagio notturno lungo la penisola non risparmia le altre grandi città, mostrando valori stabili da nord a sud. A Torino la perdita complessiva è di 33 ore, con una quota del 19% legata al riscaldamento del pianeta, mentre Roma segue trend analoghi. La situazione tocca il picco a Palermo, dove le ore annue sacrificate salgono a 43, di cui 8 attribuibili alla crisi climatica. Il quadro è aggravato dal fatto che solo il 55% delle famiglie possiede un condizionatore secondo i dati Istat. Questa carenza strutturale amplifica i rischi legati alla privazione prolungata del sonno, che i medici associano all’aumento di ictus, problemi cardiovascolari e deficit cognitivi.

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