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Secondo i dati 2024 di World Population Review, il 44,37% degli uomini italiani adulti è calvo o mostra evidenti segni di diradamento. Una statistica che piazza il Bel Paese al secondo posto mondiale, subito dopo la Spagna (44,5%). In pratica, quasi uno su due sfoggia una testa lucida, testimone del tempo, della genetica e del potente DHT, l’ormone che ama miniaturizzare i follicoli piliferi.
Non stupisce che la calvizie aumenti con l’età: dopo i 50 anni oltre metà degli uomini soffre di alopecia androgenetica, la forma più comune di perdita di capelli. Ma attenzione, la genetica non è l’unica colpevole: stress, cattiva alimentazione, carenze di nutrienti e inquinamento ambientale giocano la loro parte, accelerando il conto con il pettine.
Gli uomini europei e nordamericani sono più predisposti geneticamente, mentre in Asia e Sud America la percentuale di calvi è decisamente più bassa. Paesi come Indonesia, Filippine e Colombia vantano meno del 30% di uomini calvi, un dettaglio che potrebbe far sorridere chi in Italia si trova a contare i capelli rimasti ogni mattina.
Per fortuna, oggi la calvizie non è più un tabù. Farmaci come minoxidil e finasteride, trattamenti rigenerativi come il PRP, e trapianti di capelli sempre più sofisticati offrono soluzioni per chi vuole combatterla. Ma molti hanno deciso di trasformare il problema in vantaggio: la rasatura totale, ad esempio, è diventata un gesto di libertà, praticità e stile.
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La perdita dei capelli non è più necessariamente sinonimo di invecchiamento o di minore attrattività. Celebrità, professionisti e atleti la abbracciano come segno di sicurezza, maturità e dominanza. La calvizie, un tempo motivo di ansia, oggi viene reinterpretata come tratto di personalità, un vero e proprio marchio di stile che attraversa social, moda e cultura contemporanea. In Italia, quindi, perdere i capelli non è più una maledizione genetica: è una scelta di stile, consapevole e molto… lucida.
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