I cani sanno tornare a casa se si perdono? Risponde la scienza

Per ritrovare la strada di casa i cani utilizzerebbero due elementi: l’olfatto e l’orientamento tramite campi geomagnetici

 

Le cronache raccontano spesso di cani che si sono persi e che hanno viaggiato per decine o centinaia di chilometri arrivando a casa. Del resto anche il primo film di Lassie è ispirato ad una di queste vicende.

Lassie torna a casa

Nel racconto di Eric Knight,“Torna a casa Lassie!”, una femmina di collie fugge dal duca di Rudling a cui era stata venduta dalla precedente famiglia. Il cane intraprende un viaggio che dura molte settimane, dalla Scozia allo Yorkshire, percorrendo oltre 600 chilometri fino a ricongiungersi con i suoi ex padroni. Sebbene la storia di Lassie fosse inventata, Knight trasse ispirazione da un articolo di giornale su un cane che aveva ritrovato la sua casa dopo un viaggio di diverse centinaia di chilometri.

Come trovare la giusta direzione

Un altro caso, riportato dalle cronache, è quello di Rita Johnson che nel 1991, andando da Los Angeles a San Francisco, portò con sé il suo cane Martin. La donna si fermò in un autogrill a telefonare e, all’uscita, le avevano rubato l’auto con dentro Martin. Successivamente l’auto fu ritrovata, ma del cane nessuna traccia. Cinque mesi dopo Rita sentì dei lamenti fuori della porta. Era il suo cane, magro, con il pelo grigio e irsuto, le zampe doloranti e sanguinanti che era tornato a casa dopo un viaggio di oltre 700 chilometri.

Il ripetersi di casi simili ha portato a pensare che i cani abbiano la capacità di orientarsi e di trovare la giusta direzione verso casa. Ma come fanno a prendere la strada nelle lunghe distanze?

L’importanza dell’olfatto

Per gli esperti le ipotesi sono due. Nelle distanze più brevi, fino a 25-30 chilometri, potrebbe bastare l’olfatto. Il cane infatti, quando si sposta nel suo territorio, usa il naso per familiarizzare con i profumi e lascia lui stesso il suo odore in giro. Quando si allontana dal percorso abituale, potrebbe essere guidato dapprima da odori meno frequenti ma già sentiti (ad esempio un giardino con dei fiori unici, un ristorante in cui è passato) per poi arrivare ad un livello successivo di odori più familiari che si trovano vicino casa (quello ad esempio di un parco che frequenta o di altri cani familiari).

Il “percorso bussola”

Per le distanze maggiori, sembra invece che i cani si orientino tramite i campi geomagnetici della terra. Alcuni studi, effettuati dall’Università di Scienze della Vita di Praga, hanno monitorato 27 cani da caccia dotati di collare GPS (alcuni anche di web cam), e lasciati vagare liberi nelle aree boschive. Dal 2014 al 2017 sono state eseguite 622 escursioni in 62 località, con passeggiate diurne nei boschi della repubblica Ceca. In 399 casi (59,4%) i cani sono tornati a casa seguendo a ritroso il percorso di uscita (strategia di tracciamento) e in 223 casi (33,2%) hanno utilizzato un nuovo percorso (strategia di scouting). In 50 casi (8%) i cani hanno combinato entrambe le strategie durante un unico ritorno. Spesso il cammino dei cani seguiva un “percorso bussola” allineato lungo l’asse geomagnetico.

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Secondo i ricercatori, seguire l’allineamento magnetico aiuterebbe i cani nei viaggi a lunga distanza, attraverso ambienti sconosciuti e altamente variabili. Più specificatamente, la ricerca suggerisce che il campo magnetico può fornire ai cani (e ai mammiferi in generale), un quadro di riferimento universale che è essenziale per la navigazione a lunga distanza. L’orientamento tramite campi geomagnetici sarebbe la componente più importante nell’ambito del comportamento spaziale e cognitivo dei mammiferi, ma i meccanismi devono ancora essere del tutto compresi.

 

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