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A Pattaya, Thailandia, la predizione di un indovino ha assunto una svolta decisamente concreta. La vittima, una giovane di 19 anni di nome Pim, si era fermata fuori da un tempio per ascoltare le carte di un 38enne di nome Udomsap Mueangkaew. Tra le mani di quest’ultimo, un mazzo di carte avrebbe rivelato un futuro poco promettente: sfortuna e la perdita di un oggetto prezioso, con la possibilità di evitare la disgrazia dietro pagamento di una somma di denaro.
Pim, però, non cedette alle lusinghe dell’indovino e decise di proseguire la giornata entrando nel tempio per pregare. Pochi minuti dopo, si accorge che il suo iPhone era scomparso, esattamente come previsto dalla predizione.
Invece di ignorare la coincidenza, la giovane torna dall’indovino per affrontarlo. Udomsap non nega il furto, ma lo giustifica come una conferma della sua predizione e persino descrive l’apparenza del ladro, cercando di rendere il tutto ancora più teatrale.
La vicenda però prende una svolta quando passanti e curiosi iniziano a curiosare tra le sue cose. Il telefono di Pim viene ritrovato nascosto nel fondo di una scatola per mascherine, svelando la verità dietro l’apparente magia.
Udomsap cerca di convincere la vittima a non denunciare, sostenendo che fosse il suo primo reato e che avesse agito per necessità economica. Pim però decide di chiamare la polizia, smascherando il truffatore e impedendo che altri cadano nel suo inganno. Una storia che mette in luce come alcuni “profeti” possano trasformare le loro predizioni in strumenti di manipolazione pratica, mescolando il teatro del soprannaturale con atti illegali concreti.
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A Pattaya, almeno per questa volta, il futuro non è stato scritto solo dalle carte, ma anche da qualche occhio attento tra i passanti. Questo episodio diventa così un monito ironico e reale: quando un indovino predice la perdita di un oggetto, potrebbe essere lui stesso a farlo sparire.
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