Cassazione: “Atei possono affiggere cartelli per professare che Dio non esiste”

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Cassazione: “Atei possono affiggere cartelli per professare che Dio non esiste”

| 21/04/2020
Fonte: Bari Inedita

Atei e professione del credo

  • Una sentenza rivoluzionaria: per i giudici di Piazza Cavour, atei e agnostici possono lanciare i loro messaggi senza offendere nessuno
  • L’ultimo appello si è reso necessario dopo un lungo ricorso contro il Comune di Verona che risale al 2013
  • Gli altri due processi erano stati favorevoli al municipio veneto, stavolta si è deciso di stravolgere tutto

Dio c’è: non sono del tutto sparite le scritte con queste poche parole, un graffito tipico delle autostrade, ma non solo. Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione in questi ultimi giorni, si potrebbe scrivere con una bomboletta spray anche il contrario: stiamo ovviamente esagerando, ma i giudici di Piazza Cavour sono venuti in soccorso di atei e agnostici.

La sentenza sta destando una certa sensazione, visto che il Palazzaccio ha stabilito che non si possono discriminare coloro che non credono per il loro pensiero. Inoltre, i non credenti sono anche liberi di fare propaganda, a patto che non offendano nessuno. I magistrati sono stati chiamati in causa dopo il ricorso di un associazione di atei, per la precisione l’Unione Atei Agnostici Razionalisti che non ha voluto darla vinta al Comune di Verona.

Atei e agnostici

Fonte: Antopo76

Un credo da professare

Quest’ultimo si era opposto alla richiesta dell’UAAR di affiggere cartelli e manifesti con il loro credo. Secondo il sindaco veronese, infatti, questi messaggi sarebbero stati lesivi nei confronti di qualsiasi religione. In poche parole l’associazione voleva mostrare a tutti una stampa con la parola Dio in bella evidenza ma con una croce sulla D e una frase che non poteva passare inosservata.

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La frase degli atei era la seguente: “Dieci milioni di italiani vivono bene senza D. E quando sono discriminati c’è l’Uaar al loro fianco”. Nel 2013 i manifesti dell’associazione erano stati bloccati, con conseguente ricorso alla magistratura. Fino all’ultimo appello, i giudici avevano dato ragione al Comune di Verona, confermando il divieto di affissione, mentre la Cassazione ha stravolto tutto. La sentenza è stata ribaltata e il verdetto è definitivo, visto che si sta parlando dell’ultimo grado di giudizio.

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