Celebrità morte tre alla volta: casualità o matematica?

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Celebrità morte tre alla volta: casualità o matematica?

| 20/11/2020
Celebrità morte tre alla volta: casualità o matematica?

C’è chi crede alle coincidenze, e chi no

  • Una diffusa credenza popolare sostiene che le celebrità muoiano tre alla volta
  • E ci sono casi in cui in effetti è accaduto questo
  • Uno studio matematico pubblicato sul New York Times invece dimostra che non è così
  • Si tratta solo di coincidenze
  • Ma il motivo per cui noi siamo convinti di questo assioma è un fenomeno chiamato apofenia

 

Abbiamo poche certezze nella vita, ma una di queste parla delle celebrità morte tre alla volta: è vero? La storia recente è piena di esempi di questa verità. Ad esempio, nel 1959 Big Bopper, Richie Valens e Buddy Holly morirono nell’arco di 24 ore. Beh, è anche vero che erano a bordo dello stesso aereo che precipitò. Nel 2009 fu la volta di Ed McMahon, Farrah Fawcett e Michael Jackson.

L’elenco potrebbe continuare, anche con star nostrane, ma ci fermiamo perché dobbiamo subito smentire questa ferma convinzione. L’idea che le celebrità muoiano a gruppi di tre non è altro che questo: un’idea che ci siamo fatti ma che non ha riscontro nella realtà. Lo ha dimostrato con un calcolo matematico il New York Times, tre alla volta . Il prestigioso giornale è partito da questo presupposto: possiamo definire “celebrità” coloro che hanno un necrologio di almeno 2000 parole.

Coincidenze o Matematica?

Risalendo quindi a ritroso nel tempo, si è scoperto che negli ultimi anni ci sono stati solo 7 casi di persone famose (famose secondo il criterio illustrato) che sono morte a meno di 5 giorni di distanza l’una dall’altra. Invece, ci sono stati ben 75 casi di 2 celebrità morte a 3 giorni di distanza. Questo a partire dal 1990. Insomma, la nostra ferma convinzione crolla miseramente.

Ma allora perché è nata? Pare sia a causa di un fenomeno chiamato “apofenia”, che induce la mente umana a fare delle associazioni libere. In passato, ciò serviva ai nostri antenati a salvarsi la pelle. Ad esempio, associare il movimento di un cespuglio alla presenza di un orso induceva a scappare, anche se in realtà si trattava solo del vento. Però, qualora si fosse trattato di un orso, quella libera associazione sarebbe stata provvidenziale.

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In conclusione, ci dobbiamo mettere l’anima in pace: il Tristo Mietitore non fa differenze, e miete le sue vittime tanto tra le star che tra la gente comune alla stessa identica maniera. Solo che, come ha argutamente osservato il New York Times, il necrologio di uno di noi poveri comuni mortali non occuperebbe molto spazio, né attirerebbe molta attenzione.

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