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Che poi uno pensa che l’amico del cuore sia quello con cui ti scambi le merendine, non un chatbot. E invece, sorpresa: per oltre 4 adolescenti su 10, l’alleato per sciogliere dubbi d’amore, ansia da prestazione scolastica e catastrofi emotive varie è ChatGPT o un’altra IA. Un confidente digitale sempre disponibile, educato e – cosa che non guasta – incapace di fare quella faccia che fanno gli adulti quando inizi una frase con “Mi sento un po’ perso”.
Secondo i dati dell’Atlante “Senza filtri” di Save the Children, il 41,8% dei ragazzi usa l’IA nei momenti in cui si sente triste, solo o ansioso. Non proprio una minoranza. E un altro 42,8% le chiede consigli per le grandi decisioni: lasciare o non lasciare il fidanzato, capire se quella farfalla nello stomaco è amore o solo gastrite da mensa scolastica, o magari farsi dire se scegliere lo scientifico sia davvero una buona idea.
Il dato che colpisce di più? Il 63,5% dei ragazzi dichiara che è stato più soddisfacente confidarsi con un’IA che con una persona vera. Sì, più soddisfacente. E infatti le caratteristiche più apprezzate sono di quelle che un genitore medio vorrebbe avere stampate sul curriculum: disponibilità (28,8%), comprensione (14,5%) e soprattutto zero giudizi (12,4%). Una combinazione che, evidentemente, nella vita offline scarseggia.
E mentre gli adolescenti sviluppano legami sempre più stretti con gli assistenti digitali, la vita quotidiana si sposta sempre più sul pianeta smartphone. Il 38% dei 15-19enni ammette di controllare spesso il telefono anche quando è in compagnia di amici o parenti. Il 27% va in ansia quando non ce l’ha con sé. E il 47,1% ha già sperimentato episodi di cyberbullismo, un dato in aumento rispetto al 2018.
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Fuori dal mondo online, la situazione non è molto più vivace. Un adolescente su due nel 2024 non ha mai visitato musei o mostre, oltre il 60% nel Mezzogiorno. Il 21,2% non è mai andato al cinema e quasi la metà legge solo i libri scolastici, probabilmente controvoglia. L’attività fisica? Il 18,1% non ne pratica affatto, percentuale che arriva al 29,2% sempre nel Mezzogiorno. Insomma, l’adolescenza 3.0 è fatta di solitudine connessa, confidenze digitali e una vita offline che sembra uscire sempre meno dalla modalità silenziosa.
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