Fonte: YouTube
La Great Atlantic Sargassum Belt non è un nuovo fenomeno hollywoodiano ma una colossale distesa di alghe brune che si estende per 8.850 km, praticamente due volte la larghezza degli Stati Uniti. Prima confinata al mare dei Sargassi, oggi forma una sorta di nastro marrone visibile perfino dallo spazio, che sembra dire “l’Atlantico non è più solo blu”. La massa stimata? Ben 37,5 milioni di tonnellate di alghe galleggianti, pronte a invadere ogni angolo dell’oceano.
Gli scienziati collegano questa esplosione di vegetazione marina all’eccesso di azoto e fosforo derivanti da fertilizzanti, scarichi fognari e rifiuti vari. In pratica, l’oceano è diventato un gigantesco buffet per le alghe. Se da un lato la sargassum offre rifugio e cibo a pesci, gamberi, anguille e tartarughe, dall’altro genera problemi seri: blocca la luce ai coralli, danneggia i pozzi di carbonio e rilascia gas serra come idrogeno solforato e metano.
Quando la cintura bruna si avvicina alle coste, le conseguenze diventano visibili anche agli umani: il turismo rallenta, la pesca è compromessa e alcune centrali nucleari devono fare attenzione ai depositi di alghe. Non esattamente un soggiorno da cartolina caraibica, insomma. Il fenomeno ha ormai oltre quindici anni, dal primo grande bloom osservato nel 2011, e continua a crescere a vista d’occhio, complici gli oceani sempre più caldi.
Leggi anche: Anche le orche vanno alla SPA e si fanno massaggi alle alghe a vicenda
Gli scienziati restano a guardare, affascinati ma anche preoccupati: questa cintura bruna sembra avere un futuro lungo e problematico. È un promemoria che l’umanità, con il suo inquinamento e i cambiamenti climatici, può trasformare persino l’Atlantico in un palcoscenico per uno spettacolo naturale gigantesco, a metà tra bellezza e disastro. In fondo, le alghe hanno scelto la libertà e ora il loro regno galleggiante è… praticamente senza confini.
Share