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Roma, Parigi, Londra… e poi Chester. No, non è il nome di un barbiere di quartiere, ma della città che ha appena sbaragliato le capitali del mondo in una gara di pura bellezza matematica. A incoronarla sono stati dei matematici armati non di pennelli ma di Google Street View, impegnati a misurare quante facciate urbane rispettino la mitica “sezione aurea”. Risultato: Chester si porta a casa un sorprendente 83,7% di perfezione, lasciando Venezia seconda e Londra terza.
Il celebre rapporto 1:1,618, quello che da secoli affascina artisti e architetti, è la chiave di tutto. Pare che l’occhio umano sia naturalmente attratto da quelle proporzioni e che Chester, con le sue linee ordinate e i suoi edifici d’altri tempi, sia praticamente un esercizio vivente di armonia geometrica.
Fondata oltre duemila anni fa, Chester è un concentrato di storia in formato compatto. Ci sono le mura romane meglio conservate del Regno Unito, un anfiteatro che farebbe invidia a qualsiasi rievocazione storica, e l’Eastgate Clock, secondo solo al Big Ben tra gli orologi più fotografati d’Inghilterra. Eppure, nonostante il pedigree, non è una città “morta” da cartolina.
Le sue vie acciottolate brulicano di vita, i “Rows” – portici a due livelli con negozi sopra e sotto – sono un perfetto mix tra medioevo e centro commerciale all’aperto. I pub lungo il fiume Dee fanno il resto, offrendo birra e panorami con la stessa disinvoltura. Non stupisce che piattaforme come Booking.com l’abbiano definita una delle mete più accoglienti al mondo.
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La città non vive solo di passato. L’Università di Chester anima il calendario con eventi e iniziative, portando una ventata di modernità tra un festival e una mostra d’arte. Le storie di vecchi alberghi infestati dai fantasmi aggiungono quel tocco di mistero che nessun algoritmo può calcolare. In un mondo dove tutti sognano Parigi e si perdono a Venezia, Chester è la prova che la bellezza non sempre si trova dove guardano tutti. A volte, basta spostarsi un po’ più a nord… e lasciar parlare la matematica.
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