Club 27, le storie dei grandi artisti scomparsi a soli 27 anni

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Club 27, le storie dei grandi artisti scomparsi a soli 27 anni

| 23/05/2020
Club 27, le storie dei grandi artisti scomparsi a soli 27 anni

Amy Winehouse, Kurt Cobain e Janis Joplin sono alcune delle celebrità che hanno subito la “maledizione” del Club 27.

  • Si cominciò di parlare di Club 27 negli anni ’70
  • Accade quando alcuni grandi rappresentati del panorama musicale di quegli anni morirono a 27 anni
  • Erano Janis Joplin, Jimi Hendrix, Brian Jones e Jim Morrison
  • Nel 1994 anche Kurt Cobain morì a soli 27 anni
  • Più tardi, lo seguì Amy Winehouse
  • La prima vittima del Club 27, però, fu Robert Johnson

 

Avete mai sentito parlare del Club 27?  Il termine fu coniato dopo la morte di Kurt Cobain nel 1994, con i fan del rock che collegano la sua età  al momento della scomparsa a quella di Jim Morrison, Janis Joplin, Brian Jones e Jimi Hendrix. Questa “coincidenza”, però, cominciò ad essere degna di nota già fin dai primi anni ’70. Ecco alcune delle sfortunate e premature perdite legate al Club 27.

Cominciamo proprio da coloro che hanno ispirato la leggenda del Club 27. Una delle più grandi pioniere del rock, Janis Joplin, morì per un’overdose di eroina il 4 ottobre 1970. Meno di un anno dopo, il suo ultimo album, “Pearl”, raggiunse immediatamente la cima delle classifiche di Billboard. Jimi Hendrix era famoso per aver raggiunto la vetta del mondo rock in soli quattro anni di carriera musicale. Con la sua creatività con la chitarra, ha fatto da ponte tra blues, R&B e jazz e rock ‘n’ roll. I dettagli precisi della sua morte sono controversi. Ha preso nove sonniferi la notte prima di morire il 18 settembre 1970.

Il fondatore originale e leader dei Rolling Stones, Brian Jones, uscì dalla band nel 1969, quando Mick Jagger e Keith Richards ne assunsero la direzione musicale. Il 3 luglio 1969, il suo corpo si trovava sul fondo della sua piscina. La sua morte rimane ancora un mistero, così come quella di Jim Morrison, avvenuta nel 1971. Il cantante dei The Doors era un’icona della controcultura giovanile negli anni ’60. Fu trovato morto in una vasca da bagno a Parigi.

Kurt Cobain (1967 – 1994)

Prima di essere etichettato come la voce di una generazione, Kurt Donald Cobain era un bambino sensibile e creativo nato il 20 febbraio 1967 ad Aberdeen, Wash. Nel 1991, il secondo album della sua band, i Nirvana, e il suo singolo principale, “Smells Like Teen Spirit“, ha stimolato una vera e propria rivoluzione musicale. Kurt Cobain divenne ben presto un’icona internazionale, ma la sua fama lo fece sentire profondamente a disagio, e cadde rapidamente vittima di una forte dipendenza da eroina.

Dopo essere uscito da un centro di riabilitazione di Los Angeles, Cobain tornò a casa a Seattle e si rivolse contro un fucile da caccia. Morì il 5 aprile 1994. Sembra che l’artista si sia barricato nella serra e abbia scritto una lettera di suicidio con dell’inchiostro rosso. La madre di Kurt si sfogò con un giornalista facendo chiari riferimenti al Club 27: “ora che se n’è andato si è unito a quello stupido club. Gli avevo detto di non entrare in quello stupido club”.

Amy Winehouse (1983 – 2011)

Amy Jade Winehouse è nata nel sobborgo londinese di Southgate il 14 settembre 1983. Nella sua casa la musica, specialmente il jazz, era un elemento di spicco e molti dei suoi zii erano musicisti jazz. Tuttavia, l’infanzia di Winehouse non è stata segnata solo dalla musica, ma anche dalla sfida. All’età di 16 anni, subì l’espulsione da una prestigiosa scuola teatrale per aver applicato un piercing al naso e per non essersi esercitata al meglio. Ad ogni modo, un suo caro amico, il cantante Tyler James, notò il suo incredibile talento e presentò il provino di Winehouse alla sua etichetta. Ottenne un contratto discografico e ne fece buon uso.

Il suo primo album, “Frank”, del 2003, si rivelò un successo, ma fece cadere Amy in una nebbia di droghe e alcol. La battaglia autodistruttiva di Amy Winehouse con alcol e droghe (insieme alla bulimia) la portò più volte in ospedale e la costrinse a cancellare i concerti alla fine degli anni 2000. Era in una spirale fuori controlloAmy si ubriacò fino alla morte: era il 23 luglio 2011. L’inchiesta del coroner ha rivelato che il suo livello di alcol nel sangue era più di cinque volte oltre il limite legale per la guida nel Regno Unito.

Robert Johnson (1911 – 1938)

Non credete nella maledizioni e pensate a mere coincidenze? La verità è che il Club 27 affonda le sue origini ancora più indietro nel tempo, nei primi decenni del Novecento. A quell’epoca, Robert Johnson diede vita ad alcuni dei brani blues più noti fino ai giorni nostri. Ma quando si creano melodie del calibro di “Sweet Home Chicago”, “Crossroad” e “Love In Vain”, è sufficiente per assicurarsi l’immortalità artistica. Purtroppo, la sua mortalità fisica non è durata a lungo. La morte di Johnson, come Johnson stesso, è avvolta nel mistero e nelle dicerie.

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Questo è il ragazzo, dopo tutto, che sosteneva di aver venduto la sua anima a Satana ad un incrocio del Mississippi in cambio della perfetta padronanza della chitarra. Non c’è conferma al 100% di come morì il 16 agosto 1938, ma solo che avvenne. Alcuni dicono che sia morto di sifilide, altri che aveva una malattia dei tessuti chiamata sindrome di Marfan, altri insistono sul fatto che sia stato avvelenato dal fidanzato geloso di una donna che stava corteggiando, altri ancora dicono che la stessa ragazza di Johnson lo abbia avvelenato.

Ma  chissà, forse davvero tutti questi grandi artisti hanno venduto l’anima al Diavolo, cedendo la vita mortale per l’immortalità della musica.

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