[CM ARTE] Analisi ignorante dell’opera: “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci.

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Ed eccoci a “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci, quel famosissimo quadro dove ci sono un sacco di persone a tavola e succedono tante belle cose. Come andrà a finire il pokerino illegale che hanno messo su Gesù e i suoi pimpanti apostoli?

Ultima Cena, Leonardo da Vinci, 1495-1498

L’opera che potete ammirare è stata dipinta in un sottopassaggio della periferia milanese con la tecnica della siringa su muro. Leonardo da Vinci, borghesotto amante delle tempere, decise un bel giorno di dare un volto all’illegalità della ridente cittadina. La denuncia alle scommesse clandestine, all’uso smodato di alcolici e droghe di vario genere è ben rappresentata e mette in mostra il lato vizioso dell’essere umano. Le scene sono sostanzialmente tre, ed andremo ad analizzarle una per una.

FRAMMENTO #1

L’aria che si respira nella prima scena è decisamente acre. Gesù, non presente nella scena, ha continuato ininterrottamente a vantarsi dei miracoli che è stato in grado di sfornare durante la sua carriera. I partecipanti seduti al lato destro di Gesù perdono la pazienza, e l’autore è stato in grado di rappresentare benissimo le emozione umane. Al centro, un uomo con fare vago pronuncia chiaramente un “Allora sei meglio te“. L’uomo accanto, Poco Pazienzio, si avvia senza ripensamenti ad uscire le lame pronunciando un sonoro “Se vabbè guarda come trasformo un vivo in un morto steso“. In alto a destra, un uomo se ne frega e lancia bambini in aria.

FRAMMENTO #2

Gesù, in un primo momento, capisce come mai non faccia “Modestia” di cognome. L’idea di aver esagerato con il narcisismo è forte in lui, ma si fa scivolare tutto addosso come se fosse aria. Intanto, prova anche la posizione dell’aquilone per volare via nel caso la situazione sfuggisse definitivamente di mano.

FRAMMENTO #3

Nell’ultima scena, troviamo gli apostoli seduti alla sinistra del Signore, decisamente più mansueti dei colleghi a destra. I tre uomini al fondo, non perdono comunque l’occasione per sparlare tra di loro e mettere in dubbio la veridicità delle parole grosse usate da Gesù. Il primo gruppo invece, complice la mano sapiente dell’autore, emana pathos da tutti i pori. Un signorotto vestito di azzurro si finge interessato al discorso mentre ruba l’argenteria dalla tavola, quello vestito di verde sentenzia con un “Ellamadonna“, e l’ultimo dimostra a tutti i presenti la sua spiccata intelligenza guardandosi un dito. Sullo sfondo, un altro uomo se ne frega e acchiappa al volo bambini volanti come se giocasse a baseball.

 

GUARDA ANCHE: “La nascita di Venere” di Botticelli.

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