Come fanno gli uccelli a sopravvivere al caldo record? Attivano un “condizionatore” in gola

Il segreto del gular fluttering degli uccelli per battere i 35 gradi

 

Quando la colonnina di mercurio supera i 35 gradi, l’estate si trasforma in un test di sopravvivenza per la fauna selvatica. Noi umani ce la caviamo con docce fredde e ascelle pezzate, ma per gli uccelli la situazione è decisamente più complessa. Evolutionisticamente parlando, i volatili sono stati privati del dono delle ghiandole sudoripare, il che significa che l’opzione di farsi una bella sudata rinfrescante è totalmente fuori discussione. Per evitare un surriscaldamento corporeo potenzialmente letale, la natura ha dovuto ingegnarsi, brevettando una serie di strategie fisiologiche e comportamentali davvero bizzarre, tra cui spicca un vero e proprio sistema di ventilazione interna.

Il fiore all’occhiello di questa ingegneria biologica si chiama gular fluttering, traducibile senza troppa poesia come vibrazione gulare. Il trucco c’è ma non si vede, o meglio, si nota solo se si osserva attentamente l’animale a becco spalancato. Il volatile non sta urlando contro il meteo, sta semplicemente facendo vibrare rapidamente il pavimento della bocca e la zona della gola. Questo movimento frenetico genera un flusso d’aria continuo sulle mucose orali umide, stimolando l’evaporazione dell’acqua che, assorbendo il calore interno, abbassa la temperatura dell’organismo.

Grandi pulsazioni per grandi volatili contro lo stress respiratorio

A prima vista l’azione potrebbe ricordare l’ansimare disperato di un cane, ma il meccanismo aviario è decisamente più raffinato ed efficiente. Nel gular fluttering, infatti, i muscoli toracici rimangono quasi immobili poiché tutto il lavoro pesante viene scaricato esclusivamente sulla muscolatura della gola. Questo isolamento anatomico permette all’animale di raffreddarsi con un risparmio energetico eccezionale, evitando di stravolgere il ritmo della respirazione ed eliminando il rischio di pericolosi squilibri nei livelli di anidride carbonica nel sangue.

Questa tecnologia di refrigerazione non è però democratica e viene sfruttata soprattutto dalle specie di grandi dimensioni che vivono in spazi aperti e desertici. Pellicani, aironi, cormorani, ibis e succiacapre sono i clienti fissi di questo stratagemma, utile anche per razionalizzare il consumo idrico. Durante i mesi caldi è facilissimo avvistare un airone appollaiato su un ramo mentre tiene la bocca socchiusa e mostra una pelle del collo che pulsa a ritmi da discoteca.

La ritirata strategica dei piccoli passeriformi all’ombra delle città

Se i giganti dell’aria si convertono alla tecnologia della gola vibrante, i piccoli passeriformi preferiscono la via della prudenza e del buon senso. Per merli, passeri e cince, attivare la vibrazione gulare è un evento raro, limitato esclusivamente alle emergenze estreme. Molto meglio modificare l’agenda quotidiana: questi uccelli scelgono di concentrare i canti e la ricerca di cibo all’alba o al tramonto, lasciando le ore centrali e roventi della giornata a un sano e immobile riposo all’ombra della vegetazione.

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Nelle ore di picco termico, i piccoli abitanti dei nostri centri urbani applicano un severo protocollo di risparmio energetico. Riducono a zero i voli non strettamente necessari, tengono le ali leggermente scostate dal corpo per disperdere il calore e prendono d’assalto ogni pozza d’acqua disponibile. Immergersi serve a rinfrescare il piumaggio e, soprattutto, la pelle nuda delle zampe, una delle pochissime zone corporee non isolate dal cappotto di penne e termicamente strategica.

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