Fonte: Pexels
Negli ultimi giorni di vita molte persone raccontano sogni stranamente vividi. Non semplici immagini confuse della notte, ma esperienze intense, spesso ricche di simboli ricorrenti. A fotografare questo fenomeno è uno studio pubblicato sulla rivista Death Studies e condotto dall’Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia.
I ricercatori hanno raccolto le testimonianze indirette di 239 professionisti delle cure palliative, tra infermieri, psicologi, volontari hospice e operatori sanitari. Tutti avevano ascoltato racconti molto simili da parte di pazienti terminali: sogni realistici, incontri con persone scomparse e visioni legate a passaggi, soglie o luci intense. Un immaginario che, curiosamente, compare spesso anche nei racconti delle esperienze di pre-morte.
Tra gli elementi più frequenti emersi nello studio ci sono scale, porte aperte, tunnel luminosi e figure familiari. Molti pazienti dicevano di aver rivisto parenti morti da tempo, spesso in contesti sereni. Una donna avrebbe raccontato di aver sognato il marito defunto mentre le diceva: “Ti sto aspettando”. Per i medici, quel sogno sembrava riflettere una forma di accettazione della morte.
Un’altra paziente descriveva invece sé stessa mentre saliva a piedi nudi verso una porta piena di luce. E poi cavalli bianchi sulla spiaggia, paesaggi tranquilli, voci rassicuranti. Immagini che sembrano uscite da un film contemplativo, ma che secondo gli studiosi potrebbero rappresentare un vero meccanismo psicologico di conforto nelle fasi finali della vita.
Non tutte le visioni, però, avevano toni pacifici. Alcuni pazienti hanno descritto sogni profondamente disturbanti. In un caso, una persona raccontava di essere trascinata via da un mostro con il volto della madre. Altri riferivano presenze minacciose o sensazioni di angoscia improvvisa.
Secondo i ricercatori, queste immagini potrebbero riflettere conflitti interiori irrisolti, paura della morte o difficoltà nel lasciar andare la propria vita. Gli esperti sottolineano anche che le visioni più inquietanti potrebbero segnalare bisogni emotivi o clinici non ancora affrontati adeguatamente.
La coordinatrice dello studio, Elisa Rabitti, spiega che molte persone esitano a raccontare questi sogni per paura di essere giudicate confuse o poco lucide. Eppure, secondo il team, parlare di queste esperienze può avere un importante valore relazionale e terapeutico. Lo studio sottolinea infatti come i sogni di fine vita offrano ai pazienti un modo simbolico per affrontare temi difficili da esprimere apertamente.
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Una sorta di linguaggio parallelo che bypassa la razionalità e permette di parlare della morte senza nominarla davvero. E mentre la scienza continua a interrogarsi sull’origine di queste visioni, una cosa appare chiara: nei giorni finali, la mente sembra costruire racconti molto più intensi e coerenti di quanto si potrebbe immaginare.
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