Altro che specie “speciale”: la coscienza animale potrebbe essere molto più antica dell’uomo

Coscienza animale: forse i corvi ci stanno osservando meglio di quanto pensiamo

 

Per decenni abbiamo considerato la coscienza come il grande distintivo della specie umana. Pensare, riflettere, percepire sé stessi sembrava un privilegio riservato alla nostra mente. Poi sono arrivati neuroscienziati, filosofi e – soprattutto – alcuni animali decisamente poco interessati a rispettare questa convinzione. Oggi diversi studi suggeriscono che la consapevolezza potrebbe essere molto più antica dell’uomo e distribuita in forme differenti nel mondo animale.

Alla Ruhr University Bochum, i ricercatori Albert Newen e Carlos Montemayor hanno proposto il modello ALARM, una teoria secondo cui la coscienza non nasce all’improvviso ma si sviluppa gradualmente. Tutto partirebbe da una funzione molto semplice: riconoscere un pericolo e reagire. Una sorta di “allarme biologico” primordiale presente anche in creature con cervelli molto meno sofisticati del nostro. Da lì si evolverebbero attenzione, interpretazione degli stimoli e, infine, consapevolezza di sé.

Piccioni indecisi, corvi riflessivi e galli che ignorano lo specchio

La parte più sorprendente della ricerca riguarda gli uccelli, animali spesso liquidati come istintivi e poco complessi. I piccioni, per esempio, sono stati osservati mentre interpretavano la stessa immagine in modi differenti, modificando la risposta in base al contesto. Un comportamento che ricorda forme di elaborazione soggettiva della realtà e che fino a poco tempo fa veniva attribuito quasi esclusivamente ai mammiferi.

I corvi, invece, hanno mostrato qualcosa di ancora più interessante. Durante alcuni esperimenti, i loro neuroni reagivano non tanto allo stimolo reale, ma alla decisione presa sull’interpretazione di quello stimolo. In pratica non si limitavano a “vedere” qualcosa: sembravano valutare ciò che stavano percependo. Anche i galli hanno offerto risultati curiosi. Davanti a un predatore avvisano il gruppo, ma restano silenziosi di fronte alla propria immagine riflessa. Un dettaglio che suggerisce una forma di riconoscimento differente da quella che assoceremmo a un altro individuo.

Un cervello diverso, ma forse non meno sofisticato

Secondo gli studiosi, il punto centrale non sarebbe la dimensione del cervello ma la sua organizzazione. Gli uccelli possiedono infatti il cosiddetto NCL, una regione cerebrale molto connessa che svolgerebbe funzioni simili a quelle delle aree cognitive avanzate dei mammiferi. Questo potrebbe spiegare capacità di attenzione, memoria e interpretazione molto più sviluppate del previsto.

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Il risultato è un cambio di prospettiva che mette in discussione anni di convinzioni sulla superiorità cognitiva umana. La coscienza, più che un trofeo finale dell’evoluzione, potrebbe essere un processo comparso milioni di anni fa e modellato in modi diversi da specie differenti. E a questo punto viene quasi da chiedersi se, mentre noi osserviamo i corvi, loro non stiano facendo esattamente la stessa cosa con noi.

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