La parola curry additata come “razzista”: è legata al colonialismo britannico

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La parola curry additata come “razzista”: è legata al colonialismo britannico

| 12/08/2021
Fonte: Pixabay

Il termine curry sarebbe razzista e derivante dal colonialismo

  • Sta facendo discutere la teoria di alcuni food blogger supportata da uno studioso
  • Secondo loro la parola curry deriverebbe dal colonialismo britannico
  • Sarebbe dunque in un certo senso razzista
  • Si tratta di un termine che non esiste in nessuna lingua dell’Asia meridionale
  • Tuttavia noi lo usiamo per descrivere tutti i piatti provenienti da quei luoghi

 

Ormai la tematica del (presunto) razzismo in ogni dove sta colpendo sempre più anche il mondo del cibo. L’ultimo caso in ordine di tempo è legato alla parola “curry”: è infatti in atto una “rivolta” di alcuni food blogger che stanno cercando di farla cancellare perché, a loro dire, sarebbe legata al colonialismo britannico.

Chaheti Bansal si è lanciata in prima persona sulla questione, affermando che: “Gli stranieri usano il termini curry per descrivere qualsiasi piatto prodotto nel continente asiatico. Si tratta di una parola generica resa popolare dai bianchi che non si sono nemmeno presi la briga di imparare i veri nomi dei nostri piatti”. Per questo, secondo lei, si dovrebbe quanto meno “porre fine al suo utilizzo sbagliato” e dalla connotazione razzista.

Secondo un professore usare la parola curry è un’abitudine radicata nel colonialismo e nel razzismo

A dare credito alle sue teorie sul fatto che il significato che diamo alla parola curry sia qualcosa legato al colonialismo ci ha pensato il professore associato di studi religiosi dell’Università del Vermont. Ilyse Morgenstein Furest ha infatti spiegato come il dominio britannico nell’Asia Meridionale abbia contribuito ad usare il curry come termine generico. Poi i locali, per trarne profitto finanziariamente, socialmente o politicamente, hanno iniziato ad impiegarlo anche loro.

Curry non esiste in nessuna lingua dell’Asia meridionale e invece noi la usiamo per qualsiasi tipo di piatto”. A detta di tanti storici i britannici avrebbero mal interpretato la parola “kari” che però significa “annerito” o “contorno”. In più ha aggiunto: “C’è una lunga storia di immaginare quello che noi denominiamo cibo indiano come esotico e ricercato ed una delle cose che è radicata nel razzismo e nella supremazia bianca”.

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Anche Nisha Vedi Pawar è della stessa idea

Sul tema si è espressa anche un’altra food blogger. Nisha Vedi Pawar ha raccontato che la gente le chiede sempre se i suoi curry siano piccanti a causa dell’idea errata che siano tutti uguali. Secondo lei varrebbe la pena di scoprire cosa si sta veramente mangiando invece che usare in qualsiasi caso una parola “razzista” e legata al colonialismo britannico come curry. Voi cosa ne pensate?

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