Antichi alberi fossilizzati potrebbero dimostrare che il diluvio universale dell’Arca di Noè è avvenuto davvero

I social rispolverano i tronchi polistrato per dimostrare il Diluvio Universale

 

Basta un post ben assestato per trasformare una meraviglia della natura in un’arringa biblica a favore dei creazionisti. Negli ultimi tempi, il grande palcoscenico del web ha rispolverato i cosiddetti fossili polistrato, ossia maestosi tronchi d’albero pietrificati che sfidano la gravità attraversando verticalmente diversi livelli di sedimenti rocciosi. La logica digitale è elementare: dato che il legno marcisce in fretta, se l’albero è rimasto intatto in posizione eretta deve essere accaduto qualcosa di improvviso. Da questa innegabile sepoltura lampo, però, il popolo dei social compie un audace salto acrobatico, elevando un fenomeno geologico locale a prova inconfutabile di un cataclisma globale.

La geologia ufficiale non si scompone di fronte a questi scenari e preferisce definire tali reperti come ceppaie sepolte nella loro originaria area di crescita o fusti trascinati da impetuosi flussi detritici. La crosta terrestre, nel corso delle ere, ha dimostrato di saper orchestrare disastri improvvisi e sporchi senza dover necessariamente chiedere il permesso alla teologia. I sedimenti accumulati mostrano che la Terra viaggia a ritmi alterni, intervallando lunghissimi periodi di assoluta calma a brevi eventi catastrofici regionali ricchi di fango, acqua e cenere.

Dalle sequoie del Colorado all’illusione ottica dell’Anatolia

Gli scienziati hanno studiato a fondo questi misteri verticali, trovando risposte molto concrete in siti celebri come il Florissant Fossil Beds in Colorado, dove spicca il famoso Big Stump. Qui, circa 34 milioni di anni fa durante l’Eocene, i lahar – devastanti colate di fango vulcanico – sigillarono la base di sequoie giganti alte settanta metri, mineralizzandole grazie all’azione dell’acqua ricca di silice. Dinamiche analoghe si osservano a Yellowstone, sulle pendici di Specimen Ridge, e nel Theodore Roosevelt National Park, dove antiche paludi e ceneri vulcaniche hanno immortalato alberi pietrificati di 50 e 60 milioni di anni fa, replicando scenari simili a quelli osservati sperimentalmente dopo l’eruzione del Mount St. Helens nel 1980.

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Persino le celebrate Joggins Fossil Cliffs in Nuova Scozia, patrimonio UNESCO risalente al Carbonifero, mostrano tronchi verticali intrappolati in piane costiere soggette a continui e ripetuti cicli di inondazione e subsidenza. Quando il dibattito si sposta dall’archeologia forestale alle imbarcazioni divine, la musica non cambia, come dimostra la controversa formazione rocciosa di Durupınar in Anatolia orientale. Nonostante i rilievi geometrici sbandierati dai sostenitori del mito dell’Arca di Noè vicino al monte Ararat, le analisi del geologo Lorence G. Collins confermano che si tratta di una banale struttura naturale modellata da frane ed erosione, priva del legno e del contesto artificiale necessari a convalidare un miracolo.

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