Dubai combatte il caldo torrido grazie a piogge artificiali generate da droni di ultima generazione

Commenti Memorabili CM

Dubai combatte il caldo torrido grazie a piogge artificiali generate da droni di ultima generazione

| 03/08/2021
Fonte: Pixabay Pixabay

La città di Dubai utilizza degli speciali droni per creare delle piogge in grado diminuire le temperature

  • I droni utilizzati a Dubai “sparano” dei raggi laser nelle nuvole per provocare le piogge
  • Questi ultimi fungono come pungoli per le nuvole, unendo piccole gocce d’acqua tra loro
  • In questo modo, se ne creano di dimensioni più grandi generando pioggia
  • La città degli Emirati Arabi ha registrato temperature da capogiro negli ultimi tempi
  • Solo a giugno, si sono toccati i 125 gradi

 

La città di Dubai ha messo a punto degli speciali droni in grado di generare piogge artificiali. Una decisione presa per combattere il caldo torrido registrato negli ultimi tempi. Dopo aver registrato una delle ondate di calore peggiori di sempre, tanto da toccare i 125 gradi nel mese di giugno, il National Center Of Meteorology ha trovato il modo di “rinfrescare” la situazione.

Essendo da sempre una delle zone meno colpite da precipitazioni (in un anno Dubai riceve una media di soli 101,6 millimetri di acqua, mettendo a dura prova vari settori redditizi, in primis quello agricolo), questi strumenti sembrano davvero adempiere alle esigenze idriche della città.

Droni portano piogge a Dubai: come funzionano?

Questi droni di ultima generazione sparano raggi laser nelle nuvole, caricandole di elettricità. La carica provoca la precipitazione unendo le gocce d’acqua insieme per creare gocce d’acqua artificiale più grandi, il tutto elettrizzando l’aria per creare così pioggia.

La tecnologia messa in atto dagli esperti del centro meteorologico degli Emirati Arabi non è particolarmente diversa rispetto a quella dell’inseminazione delle nuvole. Quest’ultima, utilizzata negli Stati Uniti dal 1923 per combattere periodi prolungati di siccità, richiede ioduro d’argento frantumato, una sostanza chimica molto utilizzata in ambito fotografico e che è necessaria per aiutare a creare ammassi d’acqua nell’aria.

Inoltre, gli Emirati Arabi non sono di certo “novelli” nelle tecniche del “cloud seeding”. La rivista Forbes ha infatti riferito che questo Paese ha già investito in ben nove progetti di questa tipologia costati circa 12 milioni di euro.

Molti di questi, però, sono tutt’ora pesantemente sotto accusa in quanto ritenuti pericolosi. Il motivo? A lungo andare, nell’utilizzo, potrebbero creare pesanti inondazioni in grado di ribaltare totalmente il quadro idrografico del Paese.

Leggi anche: Cloud seeding: in Cina decolla l’aereo senza pilota delle piogge artificiali

Al momento, però, risulta l’opzione più consona tanto da essere già stata messa in pratica.

Copyright © 2018 - Commenti Memorabili srl
P. IVA 11414940012

digitrend developed by Digitrend