Duncan Hamilton: il pilota che vinse la 24 Ore di Le Mans da ubriaco

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Duncan Hamilton: il pilota che vinse la 24 Ore di Le Mans da ubriaco

| 16/09/2020
Duncan Hamilton: il pilota che vinse la 24 Ore di Le Mans da ubriaco

Stiamo volando.

  • Era il 1953 e Duncan Hamilton pilotava la Jaguar a Le Mans
  • In squadra con lui c’era Tony Rolt
  • I due furono squalificati e andarono a ubriacarsi
  • Però poi vennero riammessi
  • Così corsero ubriachi fradici
  • E vinsero

 

Duncan Hamilton visse una vita straordinaria, costellata da eventi incredibili, compresa la vittoria del 1953 a Le Mans. La figura dell’irlandese pare fosse piuttosto sopra le righe, parecchio chiassoso e dall’animo liberale. La passione e la spericolatezza che metteva al comando della sua auto da corsa era la stessa che lo aveva contraddistinto al comando del suo aereo nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Hamilton non era estraneo alla velocità e al pericolo: non vi era quindi da stupirsi se la Jaguar lo avesse scelto come parte della squadra della sua scuderia per quella gara. Quell’anno, a Le Mans, pare che la favorita fosse la Ferrari. La Jaguar, dal canto suo, aveva un asso nella manica da sfoderare proprio per quell’occasione: una nuova vettura, il rivoluzionario tipo C, la prima con i freni a disco.

Ma le cose iniziarono nel peggior dei modi e i due piloti della Jaguar, Hamilton e Tony Rolt, vennero squalificati ancor prima che la gara potesse avere inizio. Non per una qualche violazione meccanica o per qualche problema con il pilota: semplicemente per essere scesi in pista durante una sessione di prove con lo stesso numero di auto di un altro concorrente.

Beviamoci su

I due piloti pare abbiano preso la squalifica con più filosofia del previsto. Lasciarono la pista ed iniziarono a considerare la loro permanenza in Francia come una vacanza. “Andiamo al bar”, deve aver affermato qualcuno. I due piloti bevvero fino allo sfinimento; nel frattempo il team manager della Jaguar stava combattendo a spada tratta per riuscire a riportare i due piloti sulla griglia di partenza. Incredibile ma vero, dopo molte contrattazioni la Jaguar era di nuovo dentro.

La riammissione dei due piloti in gara era ovviamente una bellissima notizia, ma vi era naturalmente un problema: erano le 10 di mattina del giorno di gara, con l’inizio della corsa a una manciata di ore di distanza, ed entrambi i piloti erano così consumati dall’alcol che sarebbe stato folle e davvero troppo, troppo vicino al suicidio per entrambi mettersi al volante di un’auto da corsa.

Nel tentativo di far smaltire la sbornia all’irlandese, il team ha finito per fornire caffè ad ogni pit-stop; questo però non portò i benefici aspettati. Secondo Hamilton, infatti, la massiccia dose di caffeina fece contrarre le sue braccia in modo incontrollabile. Per cercare di risolvere anche questo problema al pilota fu dato del Brandy. Ormai la situazione era pericolosamente fuori controllo.

Chissà qual è la verità

Spezziamo però una lancia a favore di altro alcol: il Brandy pare abbia infatti tenuto sotto controllo le contrazioni, ma soprattutto può aver aiutato Hamilton a non accusare troppo dolore quando ha colpito di faccia un uccello guidando a 130 miglia all’ora, rompendosi il naso. È sicuramente incredibile come i due piloti siano riusciti a guidare, ma ancora più meraviglioso è che la coppia abbia effettivamente finito per vincere.

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Nonostante la sbronza, i muscoli doloranti ed un naso rotto, la Jaguar Hamilton – Rolt aveva pure vinto la 24 Ore di Le Mans del 1953 a un tempo da record. A questo punto ci rendiamo conto che ci fosse una sola modalità per festeggiare una vittoria tanto assurda: continuare a bere. Sia il team manager della Jaguar che Tony Rolt hanno fermamente negato che entrambi i piloti fossero ubriachi durante quella gara; il portavoce della Jaguar ha infatti dichiarato: “Ovviamente non li avrei mai lasciati correre sotto l’effetto di alcol. Avevo già abbastanza problemi quando erano sobri!”.

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