Era meglio ignorare da piccoli – parte 1

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Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi in cui il desiderio di poter rivivere delle esperienze del passato si fa strada come una Panda nelle alture abruzzesi. Ad esempio, tornare ad essere piccoli.

No, non stiamo parlando solo di quella volta in cui avete desistito dal provarci con Giovanna “questahaaccarezzatopiùca**ichecani” Gambaperta, quella tipina del palazzo di fronte che aveva la classica nomea di essersi fatta mezza città ma, chissà come, tu facevi sempre parte dell’altra metà della cittadinanza (quella per l’appunto che continuava ad avere un rapporto di odio e amore con la combo fazzoletti di carta/pomata contro la tendinite). E no, non stiamo nemmeno parlando di quella volta che, interdetto da chissà quale allineamento astrale negativo, hai deciso di rispondere con un secco “no grazie” alla domanda-trabocchetto “Meto scipola?” di Ahmed, il kebabbaro di fiducia.

221 No, nulla di tutto questo.  Siamo qui per parlare del periodo della nostra vita in cui tutto ci era concesso, in cui le nostre anime erano ancora prive di pensieri impuri o di alcolici marci; parliamo di quando la priorità assoluta era svegliarsi in tempo per beccare il tuo cartone (cartone animato intendo, non quello che 16 anni dopo andavi a ricercare chiedendo sottovoce ai pusher di fiducia) o sperare che la mamma ti comprasse le tue merendine preferite: l’infanzia.

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Asilo

Sì, perché in quella magica fascia d’età che andava dai 3 ai 5 anni, tutto, o quasi tutto, era concesso. Al contempo, i problemi che ci si presentavano di fronte e che oggi cataloghiamo come “piccoli fastidi”, all’epoca erano visti come drammi esistenziali devastanti.
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Quando poi arrivava il momento di confrontarsi per la prima volta con i propri simili, essendo costretti a passare diverse ore al giorno in compagnia di altri bambini e soprattutto di altre bambine, “le femmine” (solo diversi anni dopo avresti capito che sarebbero state loro a regolare la tua vita e il tuo livello di frustrazione/occhiaie, ma allora la tua priorità era ancora sperare che per Natale ti arrivasse in regalo il camper delle Micro Machines e quindi loro erano solo “le femmine”) capivi che il mondo non girava solo intorno a te e che, di conseguenza, anche solo una piccola esternazione pacata ed innocente come “Brutta infame te non hai capito che io sono matto, se non mi dai subito i pennarelli lo sai che finisce che i tuoi genitori vanno a chi l’ha visto, ma non sanno che hanno poco da cercare perché ti ho seppellito con i secchielli nel sabbione del parco giochi?poteva creare qualche problemino.

4SEI COSI’ IMMERSO NELLA LETTURA DI QUESTO ARTICOLO, CHE NON VEDI L’ORA DI SAPERE COME FINISCE? NESSUN PROBLEMA, PASSA ALLA SECONDA PARTE, PRIMA CHE AD ESSERE IMMERSO SIA TU, NEL CEMENTO DI UN PILONE ABUSIVO.

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