Ricordi scolastici di un certo livello

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9ee5b445-19cc-42d0-9e96-df0ce9360952Ognuno di noi ha passioni, speranze, obiettivi, gusti e opinioni diverse, ma su una sola cosa la pensiamo tutti allo stesso modo: quanto sarebbe bello tornare a scaccolarci innocentemente? Quanto era bello ignorare da piccoli?

Dopo aver decantato, nella prima parte dell’articolo un ampio preambolo (qualsiasi cosa voglia dire) sulle gioie dell’infanzia, in cui tutto era concesso, ci sembra giusto ed opportuno continuare questo viaggio pregno di memorabilità infantile, concentrato su quell’età meravigliosa in cui le gioie della vita erano tutte concesse. Sì, perché eravamo tutti giustificati dal “tanto è piccolo, non capisce nulla, lascia pure che si imbratti con il suo stesso muco”. Stiamo parlando di quel (sempre troppo) breve periodo della vita di ognuno di noi, in cui l’impegno più importante a cui tener fede era cercare di non farsela addosso e di non far uscire il cibo dal naso. Poi, dopo qualche anno, ormai un po’ più grandicelli, la responsabilità più pressante che poteva ricadere sulle nostre teste era quella di decidere se diventare l’infame di turno non facendo “libera tutti” a nascondino.

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Ma volendo addentrarci un po’ più nello specifico, è opportuno spostarsi dalla fase che va dai 3 ai 5 anni, quella dell’asilo (di cui abbiamo discusso nella 1°parte), alla fase che va dai 6 ai 10, ossia quando si è catapultati per una seconda volta in mezzo a nuovi compagni di scuola.

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Il primo giorno ti trovi in un ambiente alieno, in mezzo ad un mucchio di gente che non conosci, con addosso un grembiule oggettivamente più brutto di una replica di Solletico (hai capito bene, parliamo di so-so-solletico e se questo non ti ricorda nulla significa che bevevi già da piccolo). La parte più assurda poi, in tutto questa situazione, è che per tentare di alleviare il terrore che si palesa molesto nei tuoi occhi, i tuoi genitori pensano di incoraggiarti dicendoti cose del tipo: “imparerai a leggere, conoscerai le tabelline e più in là addirittura saprai risolvere i problemi, non sei contento?”.

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Che poi, se ci pensate, è assurdo il fatto che sia la scuola stessa a crearti dei problemi che oggettivamente non avresti mai dovuto affrontare se non fossi andato a scuola! Probabilmente è tutto studiato per abituarti gradualmente all’idea che la vita da un certo momento in poi sarà una m. In ogni caso, tornando a questi cavolo di problemi, mamma di Clara di m., se non sei capace a portare a casa ste c. di uova e te ne cadono sempre 4, non devi rompere i c. a noi, ecco. Che poi che c. ci fai con 45 uova, mi chiedo. Detto questo, mi sembra evidente che siamo parlando delle…

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Elementari

Ebbene sì, perché, mentre fino a poco tempo prima era l’innocenza casta e pura a farla da padrona, alle elementari, man mano che passa il tempo, la coscienza dell’adulto che sarai inizia a prendere forma, come le bestemmie a seguito di un rigore sbagliato al 90° a fifa. Nei casi in cui poi, già da piccolo, qualcuno dei tuoi compagni stesse gettando le basi per diventare un c., fin dalle elementari è probabile che tu abbia assistito alla mutazione di questi tuoi piccoli colleghi da bambino standard a “infamone” o “celoddicoallamaestra“.

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Nel primo caso si nota una spiccata tendenza del tuo compagno a pugnalarti alle spalle peggio di Giuda, tendendo a dare la colpa a te quando qualcuno ha misteriosamente perso le merendine, a parlare male della tua superba collezione di carte di Pokemon o, addirittura, a spifferare in giro false voci secondo cui di notte ti pisci addosso… Ma la peggio infamata di tutte a quell’età, rimane sempre quella di scrivere senza motivo il tuo nome quando la maestra, assentandosi per un attimo, lasciava il piccolo Giuda a segnare alla lavagna chi non si comportava bene.

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Il “celoddicoallamaestra”, invece, è spesso di sesso femminile e si differenzia dall’infamone per essere, oltre ad infame di base, anche subdolamente intenzionata a mantenere costantemente aggiornata l’insegnante su tutte le marachelle che combinano gli altri. Tutto questo magari facendo intenzionalmente a meno di segnalare che anche lei fa parte della setta segreta degli “scaccolatori che appiccicano i prodotti interni lordi sotto al banco”, o che semplicemente non è stato Matteo a tirare quella loffa da far sporcare anche la coscienza altrui verso le 11:00, ma proprio lei che, con uno spropositato ed eccessivo uso di vocali finali, ha approfittato di quel momento di imbarazzo generale per alzarsi in piedi ed esclamare (e speriamo renda l’idea): “Maaaaaestraaaaa (lasciare passare almeno 5 secondi qui) …lo sa chi è stato (pausa respiro) …a tirare la scorrrrrreeeeeggiaaaaaaaaaaa?! (altri 5 secondi di suspance qui) …è stato Matteeeeeeeeeeee (pausa respiro) …eeeeoooooooooooooo!“.

Insomma, ne avete avuta tutti almeno una in classe, e se non ce l’avete avuta è perché, probabilmente, la “celoddicoallamaestra” eravate voi!

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Nonostante questi piccoli/grandi inconvenienti è ineccepibile il fatto che quello che abbiamo avuto il piacere di raccontarvi in questi due articoli sia senza dubbio un riassunto di un periodo bellissimo che non tornerà più, ma che, ne siamo sicuri, vi ha portati in parte ad essere quel gran pezzo di Memorabili che siete ora da adulti. Senza attaccare le caccole sotto al banco, forse.

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