Come essere sempre felici? Ecco i cinque “segreti” del 1969

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Come essere sempre felici? Ecco i cinque “segreti” del 1969

| 12/01/2022
Fonte: Pixabay

Nel 1969 un sociologo scoprì cinque “segreti” per essere sempre felici, attuali ancora oggi

  • Diversi studi hanno cercato di individuare i fattori che influenzano la felicità
  • Tra questi ce n’è uno risalente al 1969, attuabile ancora oggi
  • Sono cinque i “segreti” per vivere in maniera positiva
  • Bisogna avere una buona vita sociale ed essere molto curiosi
  • Non basta eliminare le emozioni negative ed il reddito non influenza la felicità

 

Come si raggiunge la felicità? È davvero possibile essere sempre felici? Da secoli l’uomo cerca di dare una risposta a queste domande e sul tema sono stati effettuati centinaia di studi. Tra questi ce n’è uno di Norman Bradburn risalente al 1969. Il sociologo americano pubblicò “La struttura del benessere psicologico”, un testo rivoluzionario che fece da apripista a quella che oggi conosciamo più comunemente come psicologia positiva. Si tratta di un approccio alla vita attraverso il quale l’individuo cerca di valorizzare le proprie risorse positive e potenzialità.

Infatti, Bradburn fu tra i primi a rendersi conto che la felicità non subentra nel momento in cui eliminiamo le emozioni negative. Viceversa, per “raggiungerla” è necessario che ognuno di noi lavori sulla propria positività in maniera indipendente. Su queste basi, individuò cinque “segreti” per essere sempre felici, che sono ancora oggi molto attuali. Il primo è avere una buona vita sociale. Il teorico, infatti, si rese conto che le persone apparentemente più gioiose facevano spesso nuove conoscenze, viaggiavano per lunghe distanze e incontravano più frequentemente gli amici.

Il reddito non influenza la felicità dell’individuo

Il secondo “segreto” per essere felici è cercare, quando possibile, di imparare qualcosa di nuovo. Secondo questa teoria le persone più curiose, e quindi più inclini a scoprire novità, si sentirebbero meglio rispetto alle altre. Come terza cosa, Bradburn, si accorse che il reddito degli individui non influenzava in modo particolare la loro felicità. Infatti, notò che, eccetto casi di grave povertà, le gente riusciva a sorridere nonostante le difficoltà economiche. Inoltre, si rese conto che anche l’istruzione aveva un’influenza sulla felicità dell’individuo, ma non eccessivamente.

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Analizzando i dati demografici, scoprì che chi aveva la terza media si definiva “molto felice” in una percentuale del 26% contro il 37% dei diplomati e il 39% dei laureati. Infine, come abbiamo già accennato, Bradburn sostenne che il livello di felicità di ogni essere umano non era influenzato solo dalle emozioni negative. Dunque eliminare, ad esempio, la sensazione di panico dalla propria vita, non porterà necessariamente ad uno stato di piacere. Dunque, a suo parere, il quinto “segreto” per sentirsi meglio, è sviluppare e lavorare sulle emozioni positive.

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