Fonte: Pexels
Per anni ci hanno ripetuto che il tatto è un senso onesto: funziona solo quando tocchi qualcosa, senza trucchi né magie. Poi arrivano i ricercatori della Queen Mary University e dell’University College London e scoprono che, a quanto pare, le nostre dita avevano un superpotere nascosto. Niente telepatia, eh: solo la capacità molto concreta di percepire oggetti senza toccarli davvero. Una sorta di “settimo senso”, ma con i piedi per terra… anzi, con le dita nella sabbia.
Il fenomeno si chiama remote touch ed è noto in biologia perché certi uccelli costieri, come i piovanelli, lo usano per pescare insetti e prede sepolte. A loro basta un becco e un po’ di sabbia per capire cosa c’è sotto la superficie. Gli esseri umani, per una volta, non sono da meno.
Durante l’esperimento, i partecipanti dovevano cercare sotto la sabbia un piccolo cubo nascosto. Il dettaglio sorprendente è che molti lo trovavano prima del contatto fisico. Le dita, muovendosi, percepivano micro-spostamenti delle particelle, una sorta di eco meccanica generata dall’oggetto sepolto. È come se la sabbia parlasse e noi, senza saperlo, avessimo sempre capito il suo dialetto.
Gli scienziati hanno verificato tutto con modelli fisici e hanno concluso che questa sensibilità è vicina al limite teorico di ciò che un essere umano può percepire. Insomma, non siamo supereroi, ma ci difendiamo bene.
La seconda parte dello studio è stata quasi una sfida sportiva: esseri umani contro un braccio robotico dotato di sensore tattile e algoritmo LSTM. Il robot individuava gli oggetti un po’ più lontani, ma peccava in precisione: solo il 40% di successo. Gli umani, invece, centravano il bersaglio il 70,7% delle volte. Non siamo velocissimi, non siamo programmabili, ma quando si parla di “sentire” la sabbia, vinciamo noi.
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Secondo la psicologa Elisabetta Versace, questa scoperta amplia ciò che pensavamo di poter percepire. Lorenzo Jamone, esperto di robotica, vede in questo un futuro fatto di sensori e tecnologie più intelligenti, utili in esplorazioni sottomarine, scavi o missioni spaziali. Insomma, il nostro “settimo senso” non è mistico: è una capacità concreta e finora ignorata. E, proprio come i piovanelli, forse eravamo esperti di sabbia senza saperlo.
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