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Per anni la carriera è stata sinonimo di successo, ambizione e realizzazione personale. Oggi, però, qualcosa si è rotto. Secondo il rapporto Censis-Eudaimon, ben l’88,2% degli occupati considera il tempo per sé e il benessere personale un diritto fondamentale, non più un lusso da concedersi a fine giornata.
Non si tratta solo di desiderare più pause, ma di un vero cambio di prospettiva. Oltre la metà dei lavoratori, il 55,1%, ritiene che fare carriera non sia più una priorità, mentre cresce l’idea che il lavoro serva soprattutto a garantire uno stipendio, senza definire necessariamente l’identità di una persona.
A rafforzare questa visione c’è anche la convinzione che si possa lavorare meno senza compromettere i risultati. Il 71,3% degli occupati pensa che le tecnologie attuali permetterebbero di ridurre i giorni lavorativi, rendendo più concreta l’ipotesi della settimana corta.
Allo stesso tempo, i social network vengono percepiti come distanti dalla realtà: il 64,4% degli intervistati li considera fuorvianti nel raccontare il mondo del lavoro. Un’immagine patinata che non coincide con la quotidianità fatta di impegni, pressioni e, spesso, poca soddisfazione.
Dietro questa trasformazione c’è anche un malessere diffuso. Il 78,9% dei lavoratori non si sente valorizzato e oltre la metà giudica il proprio stipendio non adeguato. A questo si aggiunge la difficoltà concreta di risparmiare, che riguarda il 55,4% degli occupati.
Non sorprende quindi che molti abbiano iniziato a difendere il proprio tempo. Il 43,9% dichiara di ignorare messaggi e notifiche fuori orario, esercitando una sorta di diritto alla disconnessione per proteggersi da ansia e stress legati al lavoro.
Il rapporto con il lavoro è reso ancora più complesso dall’arrivo dell’intelligenza artificiale. Pur non essendo vista solo in modo negativo, il 42,6% dei lavoratori la percepisce come una possibile minaccia, un “collega invisibile” capace di sostituire alcune mansioni.
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Nel frattempo, lo stress resta un elemento centrale. Il 68,3% degli occupati sperimenta forme di fatigue lavorativa, mentre il 54% ha vissuto episodi di ergofobia, cioè una vera e propria paura legata al lavoro. In questo contesto, il cambiamento appare chiaro: non è più il lavoro a definire la vita delle persone, ma il tentativo di trovare un equilibrio più sostenibile tra impegni e benessere personale.
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