Fonte: Pexels
Chi lavora in ospedale sa bene cosa significhi fare notte, saltare pause e infilare ore su ore senza riuscire davvero a recuperare. Adesso però c’è uno studio scientifico che misura tutto questo in numeri molto concreti. Una ricerca pubblicata sulla rivista Nursing Open ha analizzato gli effetti dei doppi turni sugli infermieri, scoprendo un dato che preoccupa più delle sirene del pronto soccorso: il livello di cortisolo, il principale ormone dello stress, aumenta in modo significativo nei professionisti costretti a lavorare per tempi prolungati.
Lo studio, condotto in Turchia su 52 infermieri turnisti, ha osservato soprattutto cosa accade durante la notte. Ed è proprio qui che emerge il dettaglio più inquietante: a mezzanotte – quando il cortisolo dovrebbe fisiologicamente abbassarsi per preparare il corpo al riposo – nei lavoratori impegnati in doppi turni i valori risultano quasi raddoppiati. Tradotto in termini semplici: l’organismo continua a restare in modalità allarme anche quando dovrebbe rallentare.
Secondo la professoressa Fadime Ulupınar dell’Erzurum Technical University, autrice principale della ricerca, i turni troppo lunghi alterano il normale ritmo circadiano del corpo. Questo significa che il sistema endocrino viene sottoposto a una pressione continua, con effetti che possono coinvolgere sonno, concentrazione e benessere psicologico.
Gli infermieri che accumulano ore extra senza pause adeguate rischiano infatti burnout, disturbi del riposo e un abbassamento delle difese immunitarie. Ma il problema non riguarda soltanto chi indossa il camice. Uno stato di affaticamento costante può incidere anche sulla qualità dell’assistenza e sulla rapidità decisionale nei reparti più delicati.
Lo studio riporta al centro una questione che negli ospedali si conosce da anni: la difficoltà di gestire organici insufficienti senza ricorrere a turni sempre più pesanti. Dopo la pandemia da Covid-19 il tema sembrava diventato prioritario, ma nella pratica molte strutture continuano a dipendere da ritmi di lavoro estremi.
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Gli esperti suggeriscono una pianificazione più equilibrata, con pause più lunghe e una distribuzione meno aggressiva dei turni notturni. Perché se il cortisolo resta alto anche a mezzanotte, significa che il corpo non riesce più nemmeno a capire quando è ora di riposare. E in corsia, dove lucidità e attenzione fanno la differenza, non è esattamente un dettaglio da sottovalutare.
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