Fonte: Instagram
Nel pieno del delirio consumistico di Oxford Street, l’arteria più trafficata e rumorosa di Londra, è spuntato un bizzarro presidio sanitario che non vende paracetamolo. Si chiama Poetry Pharmacy ed è a tutti gli effetti una libreria-farmacia dove i clienti non cercano pillole tradizionali, ma versi capaci di alleggerire il cuore. L’innovativo progetto è stato ideato dalla poetessa Deborah Alma, la quale ha pensato bene di strutturare la letteratura come un presidio medico, convinta che i testi giusti possano agire sul benessere mentale con la stessa rapidità di un farmaco da banco.
L’intero ambiente ricalca fedelmente l’estetica di una farmacia d’altri tempi, con tanto di scaffali ordinati e barattoli, ma con una sostanziale differenza nell’organizzazione dei prodotti. I volumi, infatti, non sono catalogati secondo i noiosi criteri accademici per autore o ordine alfabetico, ma suddivisi in base allo stato emotivo del paziente. Che si tratti di un attacco d’ansia invalidante, di una nostalgia canaglia, di uno stress da lavoro correlato o di un classico cuore spezzato, ogni specifica patologia dell’anima trova il suo scaffale dedicato.
Prima di sbarcare nella capitale britannica all’interno di uno spazio dedicato al benessere, l’iniziativa aveva già testato l’efficacia del proprio metodo terapeutico su quattro ruote. La fondatrice aveva infatti dato vita al progetto itinerante Emergency Poet, un’ambulanza vintage trasformata in clinica della poesia. Con questo mezzo di soccorso letterario, Alma ha girato in lungo e in largo festival, scuole e strutture ospedaliere, somministrando dosaggi poetici d’emergenza a chiunque stesse attraversando un momento di difficoltà psicologica, per poi aprire una prima sede fissa nello Shropshire.
Il meccanismo di una vera e propria prescrizione poetica contemporanea richiede però calma e una buona dose di introspezione, elementi rari nella vita moderna. Il visitatore viene accolto dai farmacisti-letterati, ascoltato senza fretta e sottoposto a una serie di domande mirate a delineare un preciso profilo emotivo. Una volta individuata la rima ideale, il testo viene stampato, impacchettato come un medicinale e consegnato al cliente con tanto di precise istruzioni scritte sul bugiardino per l’assunzione, come ad esempio la lettura terapeutica in totale silenzio.
La forza terapeutica di questo esperimento culturale risiede nella capacità intrinseca della parola scritta di raggiungere le zone interiori più profonde, lì dove la normale prosa fallisce. Per questa ragione, il modello della farmacia letteraria viene applicato anche in contesti decisamente più complessi e delicati, come i reparti ospedalieri e i percorsi legati al fine vita. Molti avventori raccontano di aver provato un sollievo immediato, poiché un testo somministrato nel momento del bisogno ha la capacità di riattivare ricordi positivi o offrire consolazione.
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In un’epoca dominata dalla velocità digitale e dall’efficienza a tutti i costi, la farmacia londinese si propone come un rifugio urbano che invita a fermarsi e a legittimare le proprie debolezze. La poesia perde così quella patina polverosa e distante per diventare uno strumento pratico di supporto psicologico quotidiano. Non si tratta di una rivoluzione accademica, ma di un modo alternativo per guardarsi dentro e curarsi. Il bancone è aperto, i poeti sono pronti a scrivere la ricetta e la cassa mutua, purtroppo, non copre ancora il servizio.
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