Fonte: Pixabay
A Yangjiang, nella provincia cinese del Guangdong, un uomo sposato ha scoperto che la vera minaccia per la sua relazione non era un rivale, ma un pagamento elettronico andato storto. L’uomo si era recato presso la filiale Pinggang della Dashenlin Pharmacy per acquistare delle pillole contraccettive, spendendo 15,8 yuan, poco più di due dollari. Tutto sembrava filare liscio, finché il sistema di pagamento non ha deciso di complicargli la vita – o meglio, di rovinarla del tutto.
Il problema tecnico ha impedito il completamento della transazione, e il personale della farmacia, in buona fede, ha pensato di contattare il numero indicato sulla tessera cliente per risolvere la questione. Peccato che quel numero non fosse il suo, ma quello della moglie. E quando la donna, insospettita, ha chiesto informazioni sulla natura dell’acquisto, la dipendente ha risposto con innocente precisione: si trattava di pillole contraccettive.
“Adesso mia moglie sa tutto, e due famiglie stanno per disintegrarsi. Voglio sapere: la vostra farmacia ha qualche responsabilità?” ha scritto l’uomo, furioso, in un post pubblicato su Weibo.
A corredo, ha condiviso la ricevuta del presunto acquisto, gli screenshot della conversazione tra la moglie e la dipendente, e persino una denuncia sporta il 12 agosto presso la stazione di polizia di Pinggang. L’uomo ha dichiarato di voler citare in giudizio la farmacia per violazione della privacy, sostenendo che l’imprudenza del personale avrebbe causato il crollo del suo matrimonio e quello della sua amante.
Gli avvocati interpellati dai media locali, però, non sono dello stesso parere. Secondo Fu Jian, direttore dello studio Henan Zejin Law Firm, la responsabilità principale della crisi familiare non può certo essere attribuita al negozio. “L’infedeltà dell’uomo è la causa primaria del problema, e deve assumersene la responsabilità” ha spiegato il legale a Elephant News.
Fu Jian ha anche sottolineato come sia improbabile che il caso possa reggere in tribunale: per ottenere un risarcimento, l’uomo dovrebbe dimostrare un chiaro nesso di causa-effetto tra la telefonata della farmacia e la fine del matrimonio. Inoltre, la chiamata del personale appare legittima, poiché motivata da un problema tecnico e non da un intento di divulgare informazioni personali. In altre parole, non è stata una violazione, ma una sfortunata coincidenza con risvolti sentimentali.
Il paradosso? La farmacia, nel tentativo di riscuotere un pagamento di appena due dollari, ha inconsapevolmente scatenato un dramma familiare degno di una soap opera. E non è nemmeno la prima volta che accade qualcosa del genere. Nel 2018, un uomo di Long Island aveva denunciato una farmacia CVS per aver informato sua moglie della prescrizione di un farmaco per la disfunzione erettile, con esiti simili.
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Questa vicenda ci insegna che la tecnologia può tradire più di una fidanzata gelosa. In un’epoca in cui ogni transazione è tracciata, ogni account è condiviso e ogni smartphone conosce più segreti di un confessore, la privacy diventa un lusso fragile. Forse, la prossima volta, il protagonista di questa storia penserà due volte prima di usare la carta fedeltà familiare per acquisti così… sensibili. Morale della favola? Il vero errore non è stato del sistema di pagamento, ma del sistema di valori. E certi bug, si sa, non li risolve nemmeno l’assistenza clienti.
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