I funghi di Chernobyl potrebbero essere usati come scudo anti-radiazioni nello Spazio

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I funghi di Chernobyl potrebbero essere usati come scudo anti-radiazioni nello Spazio

| 31/07/2020
I funghi di Chernobyl potrebbero essere usati come scudo anti-radiazioni nello Spazio

Una peculiarità di Chernobyl

  • Nell’area radioattiva di Chernobyl c’è una forma di vita che riesce a prosperare
  • Si tratta dei funghi radiotrofici, meglio noti come “funghi neri”
  • Sfruttano la melanina per convertire le radiazioni in “nutrimento”
  • Gli scienziati  delle università di Stanford e del North Carolina hanno deciso di inviare questi funghi nello Spazio
  • Il loro utilizzo potrebbe essere adattato per i viaggi sulla Luna e su Marte

 

La zona del famigerato disastro nucleare di Chernobyl del 1986 è ancora piena di radiazioni. Eppure, anche in queste condizioni inospitali, alcune forme di vita sono riuscite a sopravvivere e a prosperare facendosi strada attraverso le radiazioni stesse.

I cosiddetti “funghi neri“, o funghi radiotrofici, sfruttano il potere della melanina (il pigmento della pelle che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette) per convertire le radiazioni gamma in energia chimica per la crescita. In precedenza, questo è stato pubblicizzato come una soluzione per nutrire gli astronauti durante i lunghi voli spaziali, ma un nuovo studio ha riportato il potenziale dei funghi come “scudo”.

I ricercatori delle università di Stanford e del North Carolina hanno scoperto che il fungo che prospera nella zona nucleare di Chernobyl è in grado di bloccare le radiazioni sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e potrebbe essere adattato per i viaggi sulla Luna e su Marte.

La prova sull’ISS

Il team di ricerca ha spedito il fungo sulla ISS per vedere come si comporterebbe nel bloccare le radiazioni spaziali. I ricercatori hanno allestito delle piastre di Petri con funghi C. sphaerospermum da un lato e un controllo senza funghi dall’altro. I funghi sono sopravvissuti bene nell’ambiente a microgravità e hanno abbassato i livelli di radiazione di quasi il due per cento. “Questo potrebbe arrivare fino al cinque per cento se i funghi circondassero completamente un oggetto”, ha calcolato il team.  “Uno strato di 21 centimetri di spessore sarebbe probabilmente sufficiente a proteggere le persone su Marte, hanno osservato gli autori dello studio. Ma il talento dei funghi non si ferma qui.

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“Ciò che rende grande il fungo è che bastano pochi grammi per svilupparsi, si autoreplica e si auto-ripara, quindi anche se c’è un’eruzione solare che danneggia lo scudo antiradiazioni in modo significativo, sarà in grado di ricrescere in pochi giorni”, ha detto a New Scientist il coautore dello studio Nils Averesch dell’Università di Stanford, California. “Nel complesso, lo studio mostra alcuni risultati promettenti, ma è necessaria un’ulteriore considerazione tecnica prima che venga realizzato”, ha aggiunto.

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