Gallo interdetto dal Tribunale: “Non dovrà più cantare”

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Gallo interdetto dal Tribunale: “Non dovrà più cantare”

| 09/07/2019
Gallo interdetto dal Tribunale: “Non dovrà più cantare”

C’era una volta la sveglia agricola: oggi in città non la vogliono più sentire.

Cambiano i tempi, cambiano le abitudini e certe cose – che in passato facevano parte della vita quotidiana – oggi diventano un “impiccio”. Quando si viveva del lavoro dei campi, il canto del gallo era l’unica sveglia conosciuta. Ci si alzava all’alba, infatti: e – da tradizione – il gallo canta al sorgere del sole. Il suo poderoso CHICCHIRICHÌ faceva destare non solo gli uomini, ma tutti gli animali dell’aia, dando il via ad una nuova giornata lavorativa.

Oggi abbiamo svegliette elettriche e digitali, telefonini, annunci sonori al telefono e molto altro per svegliarci al momento giusto. Qualcuno ancora ha la necessità di alzarsi all’alba, ma in molti casi gli orari di lavoro sono assai più blandi di un tempo. La domenica spesso si resta a casa, e allora si vuole riposare, indugiando a letto un po’ di più del solito. Per gli agricoltori non esisteva la domenica: il lavoro della fattoria non conosceva ferie.

Ed eccoci giunti al conquibus. Che fine ha fatto nella società moderna – dotata di smartphone e sofisticati attrezzi tecnologici – il canto del gallo? Nel nostro immaginario si lega persino ad un atto accusatorio, quello rivolto a Simon Pietro. Secondo il racconto evangelico, quando Pietro rinnegò Cristo il giorno della sua crocifissione, il gallo cantò tre volte per rinfacciargli la sua mancanza di coraggio.

Questo per dire che a noi il gallo ci sta pure un po’ antipatico. Con il suo cantare alle prime luci del giorno sembra volerti rimproverare del fatto che tu invece hai voglia di stare sotto le coperte fino a mezzogiorno. Direte: poveretto, che colpa ne ha lui? Fa solo ciò che natura gli impone. Ebbene, vi stupirà sapere che invece un tribunale lo ha giudicato colpevole: colpevole del suo canto. E lo ha condannato agli arresti domiciliari.

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