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Il gatto tuxedo si riconosce subito. Petto, pancia e zampe bianche, il resto del corpo scuro, spesso nero. Il risultato è un contrasto netto che ricorda uno smoking impeccabile, anche se sotto quell’aria formale si nasconde un normale gatto con le sue abitudini poco aristocratiche. Il disegno può variare molto: mascherina chiara sul muso, una fiamma lungo il naso o ampie zone bianche sul collo.
Non esistono due tuxedo identici. La distribuzione del bianco e del nero cambia da individuo a individuo, rendendo ogni mantello irripetibile. Per i più rigorosi, il termine tuxedo è riservato solo ai gatti bianco e nero, anche se esistono varianti con altre tonalità scure.
Il nome tuxedo deriva dall’inglese e fa riferimento allo smoking, il classico completo nero con camicia bianca. Un paragone immediato, nato per descrivere una combinazione cromatica che colpisce l’occhio umano per ordine e simmetria.
Questa colorazione, però, non è affatto recente. Gatti bicolori erano già presenti nell’antico Egitto e, secondo alcune ipotesi, potevano essere considerati di buon auspicio. Alcuni esemplari venivano persino sepolti accanto a faraoni e cittadini di alto rango, segno che il fascino del bianco e nero ha radici lontane.
Dal punto di vista biologico, il mantello tuxedo nasce dall’azione combinata di due fattori. Da un lato la scomparsa del disegno tabby, che rende il pelo di un colore uniforme. Dall’altro un gene responsabile della pezzatura bianca, noto per la sua imprevedibilità.
Questo gene non segue schemi fissi, ed è per questo che ogni tuxedo ha un disegno diverso. La genetica non “progetta” lo smoking, ma il risultato finale sembra fatto apposta per sembrare elegante.
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Il mantello bianco e nero è presente in molte razze: Maine Coon, Persiani, British, Norvegesi, Angora Turchi, ma anche in moltissimi gatti meticci. Al contrario, alcune razze non ammettono questa colorazione, motivo per cui è scorretto associare il tuxedo a una razza precisa. Nel tempo, a questi gatti sono stati attribuiti significati simbolici e tratti caratteriali contrastanti. In alcune culture sono considerati vivaci e litigiosi, in altre più tranquilli. Di certo hanno trovato spazio nell’immaginario collettivo grazie a personaggi celebri come Silvestro o Tom. Più che portatori di un carattere specifico, i tuxedo dimostrano quanto una semplice combinazione di colori possa influenzare il modo in cui guardiamo un gatto.
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