Fonte: Pexels
Prendere le chiavi della prima casa è un’emozione indescrivibile, ma in tutta Europa il traguardo dell’indipendenza si sposta in avanti. Una recente indagine condotta dal servizio di psicologia online Unobravo rivela che ben il 63% degli italiani ritiene più difficile lasciare la propria casa oggi rispetto alle generazioni precedenti. La conferma arriva dai dati: in Italia il 21% di coloro che erano andati a vivere da soli è poi tornato a vivere con i genitori, alimentando il fenomeno globale dei figli boomerang.
Mentre nei paesi nordici come la Finlandia e la Danimarca l’indipendenza precoce si consuma rispettivamente a 21,4 e 21,7 anni, l’italiano medio vola dal nido solo a 30,1 anni. Si tratta comunque di un leggero calo rispetto ai 27,2 anni di media europea del 2014, che oggi si attesta a 26,6 anni con una contrazione dell’1,9% nell’ultimo decennio. Nel nostro Paese, dove le radici familiari sono storicamente profonde, gli uomini escono di casa a 30,9 anni e le donne a 29,2 anni, riducendo il divario di genere di 0,6 anni dal 2014.
La scelta di fare i bagagli al contrario risponde a dinamiche precise. Per il 44% dei rimpatriati le pressioni finanziarie rappresentano la ragione principale, complici l’instabilità del mercato del lavoro e l’impennata dei costi immobiliari. Nei primi due mesi dell’anno, il prezzo medio per l’acquisto di un immobile con mutuo è stato di circa 193 mila euro, con un’età media dei richiedenti inferiore ai 38 anni, rendendo l’acquisto impossibile per due Millennial su tre senza l’aiuto dei genitori.
Non è però soltanto una questione di soldi. Il 34% degli intervistati ha indicato fattori emotivi come la solitudine, il burnout, le rotture relazionali o gli strascichi della pandemia. Il fenomeno non risparmia gli Stati Uniti, dove i dati della società Thrivent pubblicati dal Washington Post indicano che il 44% dei genitori con figli tra i 18 e i 35 anni ha riaccolto un figlio a casa almeno una volta. Di questi, se il 55% lo fa per necessità, molti scelgono il rientro strategico per risparmiare sull’acconto di una casa futura.
La convivenza offre sicurezza finanziaria e riduce la solitudine, ma la direttrice clinica di Unobravo, Fiorenza Perris, avverte che condividere la casa con i genitori può ostacolare l’indipendenza individuale e creare tensioni su privacy e ruoli. Per i figli è fondamentale stabilire confini chiari e sostenere la casa economicamente e nelle mansioni quotidiane, trattando le mura come uno spazio comune per non scivolare in frustranti regressioni, mantenendo ben saldi gli obiettivi professionali e personali.
Leggi anche: Mariti più stressanti dei figli: lo dice la scienza, non solo tua madre
Dal canto loro, i genitori devono ricordare che i figli non sono più bambini e vanno lasciati liberi di gestire la propria vita per promuovere il rispetto reciproco. È essenziale concordare fin da subito regole condivise su finanze e compiti domestici, adottando un approccio comprensivo e non giudicante per ridurre lo stress. Offrire supporto senza esercitare troppa pressione permette ai giovani di ricostruire la fiducia in se stessi e alleggerisce il carico emotivo dell’intero nucleo familiare.
Share