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Nell’era dei messaggi vocali chilometrici e delle chat che scoppiano di notifiche, una cosa però resta sorprendentemente facile: sparire. Il ghosting è diventato la versione digitale del fumogeno usato per non affrontare una conversazione scomoda. C’è chi lo considera un modo rapido e indolore per chiudere un rapporto, ma la scienza ha finalmente rimesso ordine tra teoria e realtà, dimostrando che questa pratica è tutto tranne che innocua.
Uno studio condotto all’Università di Milano-Bicocca dai ricercatori Alessia Telari, Luca Pancani e Paolo Riva ha analizzato cosa succede quando qualcuno sparisce senza preavviso. È la prima ricerca che osserva direttamente le reazioni delle persone a questa scomparsa improvvisa, in un contesto di conversazioni online. E i risultati non hanno lasciato spazio alle interpretazioni romantiche: il ghosting fa male, e fa male a lungo.
I ricercatori hanno messo i partecipanti in situazioni controllate: alcuni venivano ignorati completamente, altri ricevevano un rifiuto esplicito. Entrambe le condizioni erano spiacevoli, ma la risposta emotiva cambiava drasticamente nel tempo. Il rifiuto chiaro era come uno strappo veloce al cerotto: fa male subito, ma permette di ricominciare. Il ghosting invece lasciava le persone in uno stato di sospensione mentale, tipo aspettare un messaggio che non arriverà mai ma che “magari oggi sì”.
La mancanza di spiegazioni impediva la famosa chiusura emotiva, bloccando il processo di accettazione. Il risultato era un circolo di domande senza risposte che mantenevano alti i livelli di dolore psicologico, senso di esclusione e disagio sociale.
La ricercatrice Telari ha sottolineato un punto importante: la comunicazione ha valore anche quando si decide di interrompere una relazione breve o poco significativa. Parlare chiaramente non rende la fine più bella, ma la rende almeno gestibile. Capire come reagiamo al ghosting, spiegano gli studiosi, può aiutare a rendere le interazioni digitali più consapevoli e meno crudeli.
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In pratica, lo studio ci ricorda che dire “non sono interessato” richiede pochi secondi, ma può evitare settimane di tormento. Forse non è la soluzione più comoda, ma è quella più umana. E chissà, magari un giorno il ghosting sarà considerato fuori moda come i messaggini con le abbreviazioni degli anni 2000.
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