Giorgio Coda: il dottore “elettricista” del manicomio di Collegno

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Se siete nati intorno agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, probabilmente questa storia la conoscerete già.

O almeno ne avrete sentito parlare. Quella de “La fabbrica della follia”, come verrà poi denominata dall’Associazione per la lotta contro le malattie mentali di Torino nella relazione d’inchiesta e di denuncia del manicomio di Collegno. Perché ben prima della legge Basaglia che tolse di mezzo i manicomi italici dalla penisola, il processo al Dottor Giorgio Coda fece emergere eventi davvero orribili, scuotendo le menti di tutti e spingendo a riflettere su una situazione complicata e piuttosto controversa.

Il manicomio di collegno

Perché la storia che andiamo a raccontarvi è un cocktail di ignoranza, sadismo, velleità scientifiche, abbandono emotivo e fiumi di burocrazia.
Il medico che venne poi soprannominato “l’elettricista” per i suoi improbabili e affatto scientifici approcci alla riabilitazione degli “anormali”, gli “ineducabili” e i “pericolosi”, che altro non erano che povere vittime finite tra le braccia di un mostro dentro il manicomio degli orrori che era l’ospedale psichiatrico di Collegno, assieme a Villa Azzurra, la struttura per bambini.

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