Glandes Perusinae, gli antichi proiettili coperti di insulti lanciati tra i soldati romani [+COMMENTI]

Quando si dice “umorismo da caserma”

 

A quanto pare gli insulti di oltre duemila anni fa non si discostano molto da quelli di oggi. Ne sono un esempio le Glandes Perusinae, che tradotte significano letteralmente le “Ghiande di Perugia”. Questi antichi proiettili risalgono intorno al 41 a.C., l’epoca in cui gli eserciti di Ottaviano Augusto e Lucio Antonio si scontrarono in un lungo assedio nella città di Perugia.

Il motivo del conflitto fu la vasta distribuzione di terre operata da Ottaviano, mentre il suo alleato Marco Antonio si trovava in Egitto sotto il fascino di Cleopatra. Questo provocò la ribellione dei parenti di Marco Antonio, ovvero suo fratello Lucio Antonio e Fulvia, moglie del triumviro, la quale era rimasta in Italia per controllare gli interessi del marito. Fu così che i due eserciti si scontrarono nell’assedio di Perugia anche a colpi di Glandes Perusinae, sopra le quali venivano incisi gli insulti più volgari che conoscessero.

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Ad oggi questi cimeli sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria. La battaglia fu vinta da Ottaviano, che espugnò la città ormai ridotta alla fame. Razziò ogni cosa, ma lasciò in vita Lucio Antonio e Fulvia, per non inimicarsi Marco Antonio.

 

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Le Glandes Perusinae contro Lucio Antonio e Fulvia

Tra queste, c’erano frasi come “Lucio Antonio il calvo e Fulvia, spalancate il…” oppure “Cerco il clitoride di Fulvia”. La maggior parte degli insulti che leggiamo ai nostri giorni sono molto pesanti, mentre altri sembrano più lievi. Tuttavia, si tratta di frasi equamente offensive per l’epoca. Per esempio, la calvizie era segno di scarsa virilità.

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Inoltre, minacciare di colpire il didietro del nemico non alludeva solo all’atto carnale, ma al gesto della vigliaccheria e della fuga. Per quanto riguarda la zona intima di Fulvia, invece, si voleva insinuare che la donna tenesse esposta la propria nudità, oltre a supporre una dimensione “notevole” del bersaglio da colpire.

Le Glandes Perusinae contro Ottaviano

Anche i soldati di Lucio Antonio non andarono certo leggeri con le frasi offensive destinate ad Ottaviano. Tra le Glandes Perusinae rinvenute ai nostri giorni si può ancora leggere: “Cerco l’ano di Ottaviano”, “Salve Ottaviano, tu pratichi fellatio, o un disegno di un organo maschile accompagnato dalla scritta “Ottaviano, siediti qui sopra”. La pratica della fellatio era un atto ancora più “impuro” della sodomia. In realtà, ci sono molti affreschi che mostrano donne intente ad effettuare prestazioni orali sugli uomini, mentre le immagini di uomini che soddisfano le donne sono molto, molto rare.

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Era uno dei più grandi tabù dell’epoca. Secondo quanto riportato nei libri “Una giornata nell’antica Roma”“Amore e sesso nell’antica Roma”, entrambi scritti da Alberto Angela, “i romani avevano una vera ossessione per la bocca. In effetti per loro era qualcosa di nobile e quasi di sacro”. Per loro era “uno strumento sociale”, tramite il quale si può comunicare, quindi anche un grande strumento politico. Ecco perché probabilmente tra coniugi di alto rango non veniva praticato alcun atto orale, in effetti “è probabile che fosse una delle pratiche sessuali meno diffuse in camera da letto.

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