Una grave terapia d’urto

So che quello che faccio è molto discutibile e forse borderline, ma non me ne pento, so di essere nel giusto e so che, anche se non vale sempre come affermazione, il fine giustifica i mezzi, soprattutto quando si parla della salute psicofisica delle persone che più amiamo e che ci stanno accanto. Se qualcuno di voi si è mai trovato nella posizione di dover difendere dal mondo ma anche e soprattutto da sé stessa una persona malata, sa bene di cosa parlo e sa che ho ragione. Sto con Rita da alcuni anni e la amo, la amo profondamente anche se, per ovvie ragioni che vi dirò tra poco, il nostro rapporto si è un po’ trasformato e se rimangono i momenti di gioia, felicità e amore, ce ne sono tanti anche di scontro e sconforto. Lei ha un problema, un grave problema di ludopatia che anche se lei non lo ammette, e tanti ancora non lo ammettono, è un problema serio e grave, una malattia a tutti gli effetti che nel caso di Rita ha portato ad un debito economico veramente enorme. Come ho detto, la amo, voglio il suo bene, e quindi ho preso in mano la situazione anche se ho dovuto attuare una grave terapia d’urto.

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Il nostro fan racconta di essere in una relazione da alcuni anni con Rita, una donna che ama profondamente nonostante le difficoltà che caratterizzano il loro rapporto. L’amico spiega che, sebbene ci siano ancora momenti di gioia e felicità, la coppia attraversa frequenti scontri e periodi di sconforto a causa di un grave problema che affligge la compagna. Rita soffre infatti di ludopatia, una patologia che il follower considera una malattia seria e a tutti gli effetti, anche se la donna non sembra ancora riconoscerla come tale.

La situazione ha raggiunto livelli critici, con Rita che ha accumulato debiti economici enormi a causa della sua dipendenza dal gioco. Di fronte a questa emergenza, il nostro fan ha deciso di intervenire direttamente, assumendosi la responsabilità della situazione anche se questo ha comportato l’adozione di quello che definisce una ‘grave terapia d’urto’. L’amico giustifica le sue azioni sostenendo che il fine giustifica i mezzi, specialmente quando si tratta di proteggere la salute psicofisica delle persone care, anche se ammette che i suoi comportamenti potrebbero essere considerati discutibili o borderline da chi osserva dall’esterno.

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