In Italia sempre più “bimbi influencer”: sorrisi e codici sconto prima ancora dei primi passi

La nuova generazione di star digitali dei bimbi influencer: l’80% ha tra gli 0 e i 5 anni

 

Bagnetti, ruttini e primi passi… tutto davanti a uno smartphone. In Italia sta crescendo una generazione di bambini influencer, piccoli protagonisti dei social media ancora prima di saper camminare. I figli dei family influencer sanno già guardare in camera, sorridere al momento giusto e perfino fare la loro prima promozione: “Ciao amici, oggi vi mostro la nuova pappa bio-gluten-free!”. Tra case perfette, arredi minimal e genitori sempre fotografabili, la quotidianità diventa un flusso continuo di contenuti sponsorizzati.

Le famiglie influencer più note come Beatrice Valli, LaSabri e Ludovica Valli accumulano milioni di follower. A Milano, città simbolo dello stile di vita social, un pomeriggio al parco può trasformarsi in un reel virale da 300mila visualizzazioni, con contratti che sfiorano i 5.000 euro per un solo post promozionale. I settori coinvolti spaziano dai passeggini bio agli hotel family-friendly, dai gadget tecnologici ai prodotti beauty per mamme glow.

Numeri, privacy e regole in sospeso

Uno studio di Terre des Hommes con IAP e Università Cattolica ha analizzato 20 profili e oltre 1.300 contenuti social: i risultati evidenziano quanto siano presenti i minori. Il 50% dei contenuti organici e il 25% di quelli sponsorizzati mostrano bambini, che in un terzo delle pubblicità diventano protagonisti attivi. La tutela della privacy è minima: solo il 7% dei contenuti organici e il 2% di quelli promozionali proteggono i dati sensibili dei minori. Nel 21% dei casi, i video ritraggono momenti intimi come bagnetti o cambi.

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L’80% dei bambini coinvolti ha meno di 5 anni, e per Terre des Hommes il fenomeno dovrebbe essere regolamentato come lavoro minorile, con permessi e registri ufficiali. In attesa di leggi e regolamenti, i genitori sono invitati a rispettare la privacy dei piccoli: se un bambino non vuole essere ripreso, non è “introverso”, è semplicemente il suo diritto. Nessun bimbo sogna di diventare testimonial di un detersivo bio, nemmeno se lo si chiama family influencer. La vita digitale dei più piccoli è uno specchio contemporaneo tra affetto, marketing e responsabilità

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