Il misterioso incendio in Australia che brucia da almeno 6.000 anni

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Il misterioso incendio in Australia che brucia da almeno 6.000 anni

| 02/01/2022
Fonte: Pixabay

Burning Mountain, il parco australiano che brucia da almeno 6.000 anni

  • In Australia, a nord di Sydney c’è un parco nazionale molto particolare
  • Conosciuto come “Burning Mountain”, il luogo ospita un misterioso incendio sotterraneo
  • Si tratta del rogo più antico conosciuto sul pianeta
  • Ha almeno 6.000 anni
  • Si estende sotto terra ed è alimentato da filoni di carbone
  • Non sono note le cause delle sue origini, ma ci sono alcune teorie

 

In un parco nazionale a nord di Sydney in Australia, un incendio sta bruciando fuori controllo e lo sta facendo da almeno 6.000 anni. Conosciuto come “Burning Mountain“, il luogo ospita un misterioso incendio sotterraneo. Si tratta del rogo più antico conosciuto sul pianeta. E alcuni scienziati stimano che potrebbe essere molto più antico di quanto si pensi attualmente.

Situato sotto il monte Wingen nello stato del Nuovo Galles del Sud (Wingen significa “fuoco” nella lingua della popolazione locale Wanaruah, i tradizionali custodi della terra), questo fuoco sotterraneo è costituito da una miniera di carbone, una delle migliaia che bruciano in ogni momento in tutto il mondo.

Una volta accesi, questi incendi sotterranei sono quasi impossibili da spegnere. Lentamente ma intensamente, viaggiano attraverso il filone di carbone, uno strato di materiale che si trova naturalmente sotto la superficie terrestre. “Nessuno conosce le dimensioni del fuoco sotto Burning Mountain, si può solo dedurre”, ha dichiarato a ScienceAlert Guillermo Rein, professore di scienza del fuoco all’Imperial College di Londra nel Regno Unito. “È probabile che sia una sfera di circa 5-10 metri di diametro, che raggiunge temperature di 1.000 gradi Celsius”.

Un “barbecue” sotterraneo

A differenza di un incendio tipico, un incendio da giacimento di carbone brucia sottoterra; è fumante, il che significa che non c’è fiamma ed è più simile alla brace in un barbecue, piuttosto che un tipico incendio da carbone. Inoltre non va confuso con i più drammatici roghi di gas di carbone, che sono noti per incendiare anche i corsi d’acqua. L’incendio del Monte Wingen sta attualmente bruciando a circa 30 metri sotto terra, e si muove verso sud ad una velocità di circa 1 metro all’anno.

Se si visita il parco nazionale – aperto ai turisti – l’unica prova attuale della sua esistenza è un po’ di fumo e cenere bianca, un terreno che è caldo al tatto, rocce scolorite di giallo e rosso, e un odore sulfureo emesso mentre il fuoco sottostante cuoce i minerali della montagna. Ma anche se ora è per lo più invisibile, il percorso che il fuoco ha fatto è riconoscibile da un’indagine più ravvicinata, con aree bruciate più di recente coperte di cenere e prive di vita vegetale.

“Davanti al fuoco, dove non è arrivato, si vede questa bella foresta di eucalipti. Dove c’è il fuoco ora non c’è assolutamente nulla di vivo, nemmeno l’erba”, ha spiegato Rein. “E laddove si trovava il fuoco 20 o 30 anni fa, la foresta è tornata, ma è diversa: il fuoco ha modellato il paesaggio. Molti incendi di giacimenti di carbone, in particolare quelli in India, Cina e Stati Uniti, sono causati da interferenze umane come l’estrazione del combustibile fossile: si pensi al famigerato incendio sotto Centralia, Pennsylvania, la città ormai deserta che ha ispirato Silent Hill, che sta bruciando da quasi 60 anni. Ma questo è solo un battito di ciglia in confronto alle migliaia di anni di Burning Mountain.

Chi ha appiccato il fuoco?

È interessante notare che nessuno sa cosa abbia innescato il primo incendio. Il primo avvistamento europeo documentato fu nel 1828, quando un contadino locale dichiarò di aver scoperto un vulcano nella regione di Mount Wingen. Solo un anno dopo, nel 1829, il geologo reverendo C.P.N. Wilton  concluse che il presunto vulcano era in realtà un incendio di un filone di carbone.

Le misurazioni hanno dimostrato che il percorso del fuoco copre circa 6,5 chilometri, suggerendo che è in fiamme da almeno 6.000 anni. Ma a parte questo, quasi nessuna ricerca ufficiale è mai giunta nella zona. Il sito è considerato sacro dai custodi tradizionali, i Wanaruah, che lo usavano per cucinare e fabbricare armi. Le loro leggende parlano di una vedova le cui lacrime accesero il fuoco, o della torcia di un guerriero catturato dal “Maligno” sotto la montagna.

Secondo Rein, le cause naturali sono la fonte più probabile. “Non si può escludere l’interferenza antropogenica, ma molto probabilmente si è trattato di cause naturali”, ha commentato. “Potrebbe essere stato un incendio causato da un fulmine o potrebbe trattarsi di autocombustione. L’autocombustione avviene quando il filone di carbone è così vicino alla superficie da essere esposto all’ossigeno: bastano alcuni giorni caldi e soleggiati consecutivi per surriscaldare la superficie del carbone che può arrivare ad espandere il calore verso il pezzo successivo del filone, scatenando eventuali scintille.

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Ciò che è forse più affascinante è che non sappiamo esattamente quanti anni ha il fuoco. I ricercatori hanno trovato prove che indicano che lo stesso fuoco potrebbe bruciare da molto più tempo. Non ha solo 6.000 anni… ha almeno 6.000 anni, ha osservato Rein. “In realtà potrebbe avere centinaia di migliaia di anni”.

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