L’Inferno di Dante nasce da un asteroide? La teoria che sorprende anche sette secoli dopo

Uno studio collega la caduta di Lucifero agli effetti di un impatto cosmico – tra poesia e geologia

 

A oltre sette secoli dalla sua composizione, la Divina Commedia continua a offrire nuove chiavi di lettura, questa volta con uno sguardo rivolto alla geologia e persino allo spazio. Secondo una teoria presentata da Timothy Burbery, ricercatore della Marshall University, la struttura dell’Inferno immaginata da Dante potrebbe ricordare gli effetti prodotti dall’impatto di un grande asteroide sulla Terra. Un’ipotesi insolita che è stata illustrata durante l’ultimo congresso della European Geosciences Union.

Lo studioso affronta il poema attraverso la geomitologia, disciplina che cerca possibili collegamenti tra racconti antichi e fenomeni naturali realmente avvenuti. In questa prospettiva, il celebre episodio della caduta di Lucifero assume una lettura diversa: non soltanto un evento simbolico e religioso, ma una descrizione che richiama dinamiche osservabili nella formazione di grandi crateri da impatto.

Dalla caduta di Lucifero alla fisica degli impatti spaziali

Nel canto XXXIV dell’Inferno, Virgilio racconta che Lucifero precipita dal cielo nell’emisfero australe e che la terra, quasi spaventata dal contatto, si ritrae lasciando spazio al mare. Il materiale spostato riemerge dall’altra parte del pianeta dando origine alla montagna del Purgatorio, costruendo così la geografia ultraterrena immaginata da Dante. Secondo Timothy Burbery, questa descrizione presenta sorprendenti analogie con ciò che avviene quando un corpo celeste colpisce la crosta terrestre ad altissima velocità, provocando onde d’urto, crateri concentrici e un enorme spostamento di materiale.

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Il paragone richiama inevitabilmente l’impatto di Chicxulub, l’asteroide associato all’estinzione dei dinosauri avvenuta circa 66 milioni di anni fa. Gli studiosi sottolineano però che Dante seguiva la cosmologia di Aristotele e non poteva conoscere la fisica moderna, motivo per cui non si parla di una previsione scientifica. Il valore della ricerca sta invece nella sorprendente somiglianza tra una costruzione poetica medievale e i modelli con cui oggi la scienza descrive gli impatti planetari.

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