L’impianto che consente di mandare input al computer con il pensiero

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L’impianto che consente di mandare input al computer con il pensiero

| 19/11/2020
L’impianto che consente di mandare input al computer con il pensiero

Una vera rivoluzione per tutti coloro che hanno gli arti superiori paralizzati

  • I ricercatori dell’Università di Melbourne hanno condotto degli studi e ne hanno dato conto sulla rivista NeuroInterventional Surgery
  • Lo scopo era quello di permettere a chi ha subito paralisi di usare il computer
  • Ciò è stato possibile grazie ad un nuovo apparecchio elettromedicale
  • Si chiama Stentrode e l’introduzione nel corpo avviene attraverso il sistema venoso
  • Esso si collega con la corteccia cerebrale e consente di controllare il mouse attraverso il movimento degli occhi con un sistema wireless

 

La scienza medica continua a fare passi da gigante per coloro che vivono particolari condizioni patologiche e fisiologiche. Nel caso specifico, parliamo di chi ha gli arti superiori paralizzati. Purtroppo, questa è una condizione più comune di quanto non si pensi, sia a causa di malattie che di incidenti. Lo scopo della ricerca è consentire ugualmente a queste persone di svolgere alcune azioni quotidiane, come usare il computer.

Attraverso il pc anche una persona affetta da paralisi può fare molte cose: mandare messaggi, navigare nel web, scrivere, e così via. I ricercatori dell’Università di Melbourne (Australia) hanno annunciato di aver messo a punto un device che consentirà a chi non può muovere le braccia, la testa, e nemmeno parlare, di usare il pc. I risultati dei primi due interventi eseguiti sono apparsi sulla rivista specializzata NeuroInterventional Surgery.

Stentrode

A differenza dell’assai più pubblicizzato Neuralink di Elon Musk, lo Stentrode (questo il nome dell’apparecchio) non ha bisogno di un intervento chirurgico al cervello. Si usa invece il sistema cardiocircolatorio del paziente per introdurlo nel corpo, attraverso un’incisione praticata alla base del collo. Lo Stentrode viene poi posizionato tra i seni cerebrali, vicino alla corteccia motoria.

Attraverso gli input che vengono trasmessi dall’apparato neuronale del paziente, un dispositivo wireless comunica con il computer permettendo alla persona di compiere l’azione che desidera. Anche se i medici dicono che l’intervento è molto delicato, in entrambi i casi oggetto di studio tutto è andato bene e la risposta dei soggetti è stata molto incoraggiante. Si tratta di due persone affette da SLA ( Sclerosi Laterale Amiotrofica).

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Naturalmente, come sempre accade in questi casi, bisogna procedere in maniera molto cauta, ma di certo questo nuovo dispositivo accende una luce di speranza per tutti coloro che soffrono di SLA o di altre patologie che inibiscono il pieno controllo del proprio corpo.

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